Viaggiare, per noi, significa prima di tutto ritrovarci.
Durante l’anno ognuno segue il proprio percorso.
C’è la scuola, il lavoro, gli amici.
Gli impegni quotidiani finiscono inevitabilmente per occupare spazio nelle nostre giornate.
Restiamo una famiglia, certo.
Ma spesso ci muoviamo come pianeti che orbitano attorno allo stesso sole, senza trovarsi davvero nello stesso punto.
Poi arriva il viaggio.
Ed è come se qualcuno rallentasse il tempo.
Le conversazioni diventano più lunghe, i telefoni meno importanti, gli sguardi più presenti. Si torna a condividere non solo gli spazi, ma anche le emozioni.
Forse è per questo che il nostro primo safari in Tanzania resterà uno dei ricordi più belli che porteremo con noi.
Non soltanto per gli animali che abbiamo visto.
Ma per quello che abbiamo vissuto insieme.
Da Arusha al Parco Nazionale del Tarangire
La nostra giornata è iniziata ad Arusha, da dove siamo partiti verso le 8 del mattino.
Siamo saliti sulla jeep di Suleiman, la guida di Lion King Adventures che ci avrebbe accompagnato per cinque giorni attraverso alcuni dei parchi più belli della Tanzania.
Eravamo emozionati e pieni di aspettativa.
Il Parco Nazionale del Tarangire sarebbe stato il nostro primo vero incontro con la Tanzania dei safari e dei game drive.
Safari in Africa: preoccupazioni ed emozioni
Quando pensi a un safari africano, immagini gli animali.
Gli elefanti, le giraffe, le zebre, i leoni, i grandi baobab.
Pensi anche alle preoccupazioni pratiche: il meteo, le zanzare, le malattie tropicali, i vaccini, la profilassi antimalarica.
Noi siamo stati in Tanzania a fine maggio, appena terminata la stagione delle piogge, e siamo partiti senza vaccini specifici né profilassi.
Ma c’è qualcosa a cui non pensi: ciò che nasce dentro la jeep.
È una connessione silenziosa, che in famiglia è ancora più forte, l’attesa condivisa del primo avvistamento.
Nessuno parla.
Si resta con il naso al finestrino oppure in piedi, sotto il tetto pop-up aperto, cercando di mantenere l’equilibrio mentre la jeep corre su piste di terra rossa, ancora scavate dalla stagione delle piogge.
Sembra che ognuno sia immerso nei propri pensieri. In realtà tutti stanno cercando la stessa cosa.
Un movimento nell’erba. Una sagoma lontana. Un’ombra sotto un albero.
Poi qualcuno vede qualcosa: un elefante, una giraffa, una zebra.
Oppure un piccolo dik-dik, la minuscola antilope africana dagli occhi enormi.
Suleiman ferma la jeep.
Tutti guardano nella stessa direzione.
Per qualche secondo esiste soltanto quel punto preciso del paesaggio.
Fotografare o semplicemente vivere
All’inizio si registra tutto coi telefoni in mano.Si scattano foto, si registrano video, si cerca di catturare ogni dettaglio. Poi, piano piano, cambia qualcosa.
Continui a fotografare, certo, ma smetti di voler documentare ogni istante.
Perché capisci che alcuni momenti non hanno bisogno di essere salvati nella memoria del telefono.
Sono già scolpiti nella tua.


L’ingresso al Tarangire e il benvenuto della Tanzania
Davanti al varco di ingresso del parco campeggia una grande scritta: I Love Tarangire.
Tutto attorno, un gruppo di Masai canta e salta verso il cielo nella tradizionale danza tribale Adumu.
È una scena pensata per i turisti. Ma in quel momento non ci importa.
È il benvenuto che la Tanzania ci sta dando.
Lo accogliamo con curiosità e rispetto, osservando volti, abiti, colori e rituali diversi dai nostri.


Come è nato il Parco Nazionale del Tarangire
Il Parco Nazionale del Tarangire è stato istituito nel 1970.
Prende il nome dal fiume Tarangire, che attraversa l’area protetta e rappresenta una fonte d’acqua fondamentale per gli animali, soprattutto durante la stagione secca.
Prima di diventare parco nazionale, questa zona era attraversata dalle popolazioni locali e dagli animali selvatici che seguivano i ritmi naturali dell’acqua e delle migrazioni.
Oggi il Tarangire è uno dei parchi più affascinanti della Tanzania ed è famoso soprattutto per i suoi grandi branchi di elefanti e per i baobab monumentali.
Cosa vedere nel Tarangire: elefanti, giraffe ed enormi baobab
Il Tarangire National Park in Tanzania è naturalisticamente splendido e rappresenta una delle tappe più affascinanti di un safari in Tanzania. Il paesaggio è un continuo alternarsi di colline, vallate, radure, acqua e boschi punteggiati da baobab giganteschi, simbolo iconico di questa parte dell’Africa.
Ogni curva apre una vista diversa. Ogni salita cambia la prospettiva. In alcuni momenti abbiamo avuto davvero la sensazione di essere entrati dentro un film.
Ma se ti stai chiedendo cosa vedere nel Tarangire National Park o se valga la pena inserirlo in un itinerario di safari in Tanzania, qui trovi le risposte.
Il Tarangire è infatti noto soprattutto per essere la casa degli elefanti in Tanzania, uno degli avvistamenti più emozionanti del parco.
Maestosi e sorprendentemente sensibili, gli elefanti sono i più grandi mammiferi terrestri del pianeta. Vivono in famiglie unite, guidate da una femmina esperta che conduce il branco verso acqua e pascoli.
Le femmine restano insieme per tutta la vita, mentre i maschi, una volta adulti, intraprendono un percorso più indipendente. Quindi, adesso che lo sapete, quando vedete degli elefanti isolati durante un safari nel Tarangire, con buona probabilità si tratta di maschi.

Per visitare il Tarangire National Park, il mese di maggio può essere un ottimo periodo per osservare cuccioli di elefante. Essendo le nascite distribuite durante tutto l’anno, è frequente incontrare piccoli di diverse età che seguono le madri e il resto del branco durante gli spostamenti alla ricerca di acqua e pascoli.
Ma il Tarangire non è solo elefanti. Durante un safari è facile incontrare anche giovani giraffe che osservano curiose ciò che le circonda, protette dalle madri ma già pronte a esplorare il loro mondo.
Un dettaglio curioso che spesso sfugge durante un safari in Tanzania è la presenza di piccoli uccelli appoggiati sul dorso o sul collo delle giraffe. Si tratta dei bufaghe, instancabili compagni di viaggio che trascorrono gran parte della giornata nutrendosi di zecche e altri parassiti presenti sulla pelle dei grandi mammiferi. In questo modo gli uccelli trovano facilmente il cibo, mentre le giraffe beneficiano di una sorta di “servizio di pulizia” naturale.
E poi ci sono loro: le zebre. Da lontano sembrano quasi un gioco di contrasti in movimento, ma da vicino ogni disegno è unico, come una firma naturale che distingue un individuo dall’altro. Le zebre vivono in branchi numerosi, dove la protezione reciproca è fondamentale, e sono una presenza costante nei safari nel Tarangire National Park.
A rendere questa scenografia naturale ancora più spettacolare, quasi dipinta, ci sono anche gli enormi baobab.

Con i loro tronchi massicci e irregolari, sembrano colonne scolpite dalla natura. Attorno a loro si concentra la vita: animali che cercano ombra, uccelli che nidificano tra le cavità del tronco, e storie antiche che li hanno resi simboli di longevità e mistero.
Sono anche chiamati “alberi capovolti”, perché nella stagione secca i rami spogli sembrano radici rivolte verso il cielo, uno degli elementi più iconici del paesaggio del Tarangire.
Il baobab produce frutti che sembrano grandi capsule ovali, ricoperti da una buccia dura e vellutata. All’interno si trova una polpa biancastra e leggermente polverosa. L’abbiamo assaggiata: ha un sapore leggermente acidulo e, sebbene ricca di nutrienti, non ci ha entusiasmato particolarmente. Meglio lasciarla agli animali che la apprezzano molto di più.
Il pranzo nel parco del Tarangire
Nel Tarangire il safari non si interrompe nemmeno all’ora di pranzo.
All’interno del parco ci sono aree picnic dedicate ai visitatori.
Anche il pranzo diventa parte dell’esperienza.
Si scarica il frigorifero dalla jeep, si prepara la tavola, si mangia qualcosa di semplice ma soprattutto si condivide.
Si ripercorrono gli avvistamenti della mattina, si riguardano le foto, si ride, ci si stupisce ancora. E nel mentre piccoli uccelli dal manto blu, le ghiandaie marine lillà, si avvicinano ai piedi in cerca di qualcosa da mangiare.
Suleiman, la nostra guida nel Tarangire
Da che abbiamo conosciuto Suleiman sono passate poche ore. È venuto ad accoglierci all’aeroporto del Kilimangiaro, dove siamo atterrati con volo diretto da Parigi, per portarci all ‘hotel ed è venuto a riprenderci al mattino per partire alla volta dei parchi. Il suo sorriso è la voglia di parlare ci aveva messo subito a nostro agio ma il meglio doveva ancora arrivare.
Con il passare delle ore Suleiman infatti ha smesso di essere soltanto la guida. È diventato parte importante della nostra esperienza di viaggio.
Oltre a raccontarci ogni curiosità possibile sulla sua terra e sugli animali, specialmente sugli elefanti che lui ama profondamente, è entrato a pieno titolo nel nostro sentire entusiastico, come se fosse la prima volta anche per lui.
Eppure attraversa i parchi della Tanzania da oltre dieci anni.
Conosce gli animali, le piante, le piste, le stagioni.
Ma soprattutto conosce il valore della meraviglia.
Quella passione si vede nei gesti, nelle parole e nel modo in cui ci aiuta a guardare davvero, ciò che abbiamo davanti.

Le prime parole in swahili: piccolo dizionario simpatico
La lingua ufficiale della Tanzania è lo swahili (kiswahili), parlato quotidianamente da quasi tutta la popolazione. L’inglese è usato soprattutto in ambito amministrativo e turistico, ma conoscere alcune parole in swahili può essere divertente e arrichirre l’esperienza di viaggio.
Nel nostro primo giorno di safari, abbiamo imparato alcune simpatiche parole, che credo resteranno per sempre nel nostro vocabolario.
- Jambo significa ciao.
- Pole pole, piano piano.
- Tembo, elefante e Kundi la tembo, che significa branco di elefanti
- Twinga, giraffa.
- Tuende, andiamo.
- Rafiki, che vuol dire Amico
- Asante, grazie.
E soprattutto Asante sana, che vuol dire grazie mille.
Ed è proprio questa l’espressione che ci portiamo dentro dal Tarangire.
Perché “grazie” da solo non basta.



Perché visitare il Parco del Tarangire
Visitare il Parco del Tarangire significa entrare in una Tanzania intensa, autentica e sorprendente.
È il parco degli elefanti e dei baobab. Ma per noi è stato molto di più.
È stato il luogo in cui abbiamo capito che il safari non è solo avvistare animali. È aspettare insieme. Stupirsi insieme.
Restare in silenzio insieme.
Condividere la stessa direzione dello sguardo.
La nostra Africa è iniziata qui. Nel Tarangire.
Dentro una jeep, in famiglia, con il cuore pieno di gratitudine.





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