Quando si cerca su Google cosa fare in un weekend in Piemonte, difficilmente i primi nomi che vengono in mente sono Lenta e Rovasenda. Si pensa piuttosto alle Langhe, al Lago Maggiore, alle montagne olimpiche. Eppure, a poco più di un’ora da Torino, esiste un territorio che riesce ancora a sorprendere chi lo visita per la prima volta.
Per noi, che viviamo a Torino e che amiamo andare alla scoperta di angoli meno conosciuti del Piemonte, Lenta e Rovasenda si sono rivelate quasi stupefacenti. Della loro bellezza vedremo dopo, ma lo stupore deriva dal chiedersi come sia possibile non averle conosciute prima.
Luoghi di un fascino autentico, capaci di raccontare secoli di storia in mezzo a paesaggi rurali che cambiano continuamente colore, passando dalle risaie alle brughiere, dai canali irrigui ai castelli medievali.
Sono quei posti che ti viene voglia di raccontare a tutti.
Anzi, di gridare al mondo: “Oh, guarda che nel Vercellese non ci sono soltanto campi di riso!”. Ci sono borghi antichi, castelli, monasteri, pievi romaniche, sentieri sotrici come la via Francigena e percorsi ciclabili immersi in una natura sorprendente.
E ci sono queste meraviglie nascoste che, con grande fatica e determinazione, si sta provando a far rinascere e a far conoscere.
Dietro questo lavoro non ci sono soltanto amministrazioni comunali e provinciali; ci sono soprattutto tante persone: volontari, associazioni, cittadini che dedicano tempo, energie e passione per conservare e valorizzare un patrimonio che meriterebbe molta più attenzione.
Un territorio da riscoprire: i Borghi delle Vie d’Acqua
Visitando questa parte del Piemonte si comprende immediatamente quanto sia importante il lavoro svolto dall’associazione I Borghi delle Vie d’Acqua, nata nel 2022 per promuovere un territorio straordinario e ancora poco conosciuto.
L’associazione riunisce 56 Comuni accomunati da una storia profondamente legata all’acqua e alla coltivazione del riso. Un territorio costruito dall’uomo attraverso secoli di bonifiche, opere idrauliche e interventi che hanno trasformato una vasta pianura in uno dei più importanti distretti risicoli europei.
Qui l’acqua è ovunque: è vita, è legame.
Scorre nei fossi, alimenta le rogge, attraversa canali monumentali come il celebre Canale Cavour, una delle opere idrauliche più ambiziose mai realizzate in Italia, ancora oggi fondamentale per l’irrigazione delle risaie.
Ma oggi questi territori stanno cercando anche nuove strade, per raccontare il riso oltre il riso, attraverso le comunità e i trascorsi storici di queste aree.
Alla tradizionale vocazione agricola si affianca il desiderio di valorizzare il patrimonio culturale, storico e naturalistico. I castelli, le abbazie, i borghi medievali e le architetture dell’acqua rappresentano una risorsa preziosa che necessita dell’impegno di tutti per tornare a splendere come merita, per non disperdere un’erendità preziosa ma farne risorsa.


Lenta, il borgo-monastero che sembra uscito da un libro di storia
Arrivando a Lenta si percepisce subito di essere in un luogo particolare. C’è un silenzio che sa di pace. Ci sono i vicoli acciotolati, freschi di rifacimento.
Il suo castello non assomiglia ai castelli che siamo abituati a immaginare. Qui l’imponente fortificazione si intreccia infatti con la storia di un importante monastero femminile benedettino, abitato fino al 1573.
La prima attestazione del castello risale addirittura al 1178, ma il cuore della sua storia affonda ancora più indietro nel tempo, con la fondazione nel 1127 del Monastero Benedettino di San Pietro, voluto sotto l’auspicio di Alberto di Andrate.
Nel corso del Medioevo il complesso divenne una vera e propria struttura fortificata. Le mura racchiudevano non soltanto gli edifici religiosi ma anche una parte dell’abitato. Ancora oggi si può riconoscere il perimetro quadrangolare dell’antico nucleo difensivo, con le suggestive murature in ciottoli disposti a spina di pesce.
Oggi il complesso è visitabile, grazie al supporto di volontari che aprono l’accesso e si curano degli ospiti. Quando arriviamo ci accolgono sorridenti, orgogliosi di mostrare il loro tesoro.
Varcato l’ingresso ci si trova subito nel cortile centrale, l’antico chiostro, attorno al quale si sviluppa l’edificato. C’è il pozzo per l’approvigionamento dell’acqua, ci sono arcate in cotto che preludono agli interni. Nella sala capitolare, hanno resistito al tempo alcuni affreschi, che raccontano la vitalità e la ricchezza delle monache di Lenta.
Si narra, infatti, che le monache, già provenienti da famiglie facoltose, avessero accumulato nel tempo un notevole patrimonio di terreni, suscitando invidie e accuse, alimentate anche da una presunta vita dissoluta delle monache.
Nel corso di tutto il ‘500 ci furono, così, vari tentativi di far allontanare le monache da Lenta, fino a quando nel 1573, le monahce furono trasferite a Vercelli.
Accanto al castello si trova la Chiesa Parrocchiale di Sant’Olimpio, ricostruita alla fine del Seicento. All’interno custodisce affreschi del Peracino e l’affascinante Cripta di San Biagio, testimonianza della precedente chiesa medievale.
Non sarà difficile trovare parcheggio a Lenta. Il paese è piccolo e si può tranquillamente lasciare l’auto in una delle vie del paese nei pressi del Monastero. L’ingresso al monastero è in via Santa Marta.

La Baraggia Vercellese, l’ultima savana del Piemonte
Se il patrimonio storico colpisce, il paesaggio lascia letteralmente senza parole.
Lenta è infatti uno dei comuni del Vercellese compresi nella Riserva Naturale delle Baragge, un ambiente unico in Italia.
Ma cos’è esattamente la Baraggia?
Si tratta di un vasto territorio caratterizzato da brughiere, praterie e boschi radi, simile in qualche modo alla savana africana.
Qui crescono particolari felci, il brugo simile alle eriche, querce e betulle.
Si tratta di un ecosistema rarissimo che un tempo occupava una porzione molto più estesa della pianura tra Biella, Vercelli e il Ticino, mentre oggi sopravvive soltanto in alcune aree protette.
Passeggiare in questi spazi aperti, a piedi, in bicicletta, a cavallo, significa prendere per mano l’idea stessa di sostenibilità: un’esperienza che da sola merita il viaggio.
Rovasenda, il castello che domina la pianura
Se Lenta conquista con il fascino discreto della sua storia monastica, Rovasenda impressiona fin da lontano.
Il profilo della sua torre medievale emerge infatti dalla pianura come un punto di riferimento impossibile da ignorare.
La poderosa torre, alta 48 metri, fu costruita nel 1461 per volontà di Antonio di Rovasenda ed è ancora oggi il simbolo del paese. Possente, elegante e perfettamente inserita nel complesso fortificato, racconta secoli di storia feudale e militare.
Il castello nacque nel XII secolo per iniziativa di Alberto di Rovasenda e venne ampliato nei secoli successivi fino a diventare il centro politico ed economico della zona. Al suo interno si sono succedute famiglie nobiliari, contadini, amministratori e persino partigiani durante il periodo della Resistenza.
Si accede al cortile interno percorrendo un breve tunnel protetto da due cavalieri in legno. Osservando il castello dall’interno si percepisce chiaramente quanto questo luogo conservi ancora un’enorme forza evocativa.
La torre è possente, squadrata ma termina in punta con un profilo sporgente, costituito da una corona di caditoie, undici per ogni lato.
Se volete visitare il castello antico di Rovasenda, fate attenzione a non confodervi con quello nuovo, realizzato agli inizi del Novecentodall’architetto Carlo Nigra, come copia di quello antico.
Anche il borgo merita una visita lenta. La Chiesa di Santa Maria Assunta, l’Oratorio della Madonnina e gli altri edifici religiosi contribuiscono a creare un patrimonio culturale sorprendentemente ricco per un centro così piccolo.



Le custodi delle vie d’acqua: l’arte che racconta il territorio
Nel nostro vagare per il paese ci siamo imbattuti anche nella bellissima fontana, titolata “Vehra 00 tra acqua e cielo” che richiama la vocazione risiciola del territorio. La statua-fontana si trova in Piazza Libertà proprio davanti al palazzo del Comune. Acqua e spighe a celebrare un’identità forte che, nonostante tutto, resiste orgogliosa.
Questa fontana non è un pezzo artistico isolato, ma fa parte del progetto “Le custodi delle vie d’acqua“, ideato nel 2023 da Ruben Bertoldo.
Bertolodo, originario di Gattinara, è un maestro dei metalli, che inizia a plasmare già all’età di 16 anni. Dal 2005 nel suo laboratorio, a Gattinara (10 km da Rovasenda), forgia metalli per creare oggetti di arredo, sculture, sgabelli e ringhiere.
Il suo lavoro gli vale il riconoscimento di Eccellenza artigiana della Regione Piemonte.
Di se stesso scrive:
Il bravo artigiano fa una cosa utile, l’artista comunica un’emozione: io viaggio sul confine e mi sento parte di entrambi i mondi.
Non è commovente! Mani che forgiano emozioni di metallo per raccontare una terra in cui le mani hanno sempre avuto un ruolo importante nel lavoro.
Il progetto Le custodi delle vie d’acqua porta la figura femminile al centro. Bertoldo immagina tre sorelle: Vehra, Bianca e Giulia, che diventano simbolo di connessione tra i tre territori che compongono l’Alto Piemonte.
Vhera rappresenta i canali, il suo nome, che suona così particolare, prende spunto da Vehre-Cel, antico nome di Vercelli.
Vehra 01, la prima statua ad inaugurare il progetto, è stata installata a Ronsecco (VC) nell’agosto 2023.
Bianca è custode dei fiumi. La sua prima versione, Bianca 01, si trova Cellio con Breia, proprio in un contesto che parla di montagne e prime acque.
Giulia rappresenta i laghi, la si può trovare a vegliare le acqua del Lago d’Orta e del Lago Maggiore. Giulia 01 e 02 sono installate a Verbania, purtroppo in un luogo privato, accessibile solo in determinate occasioni.
Novità del 2025 l’arrivo della quarta sorella e custode, battezzata Lomilla, perchè votata a custodire le acque della Lomellina. A ottobre 2025 è stata infattai inaugurata a Gambolò, Lomilla 01, la prima sorella fuori dal Piemonte.
Il progetto è tutt’ora in corso di realizzazione ma si possono già ammirare diverse opere installate sul territorio. Si può seguirne l’avanzamento sul sito dedicato Le custodi delle vie d’acqua.
La cosa bella è che si può diventare attivi sostenitori del progetto, contribuendo in diversi modi. Sul sito ufficiale si può compilare un form con la proposta di collaborazione per diffondere il messaggio, perché infondo siamo tutti custodi dell’acqua, bene imprescindibile e irrinunciabile.


Come arrivare da Torino o da Milano
Per chi si chiede dove andare in Piemonte per una gita fuori porta, Lenta e Rovasenda rappresentano una destinazione perfetta.
Da Torino o da Milano, i due borghi d’acqua si raggiungono comodamente in auto percorrendo l’autostrada A4 in direzione Milano e successivamente le strade provinciali verso il Vercellese. Il viaggio richiede poco più di un’ora, rendendo questi borghi ideali sia per una giornata sia per un intero weekend.
Chi desidera scoprire il territorio in modo più approfondito può inoltre approfittare delle iniziative organizzate in occasione di RISÒ – il Festival del Riso.
Durante il mese di settembre sono previsti tour dedicati in partenza da Torino organizzati da Somewhere Tour & Events, che permettono di esplorare la Baraggia Vercellese, i castelli e i monasteri del territorio accompagnati da guide specializzate.
Maggiori informazioni sono disponibili sul sito di Somewhere Tour & Events: Tour Baraggia Vercellese, Castelli e Monasteri.
Perché visitare Lenta e Rovasenda
Alla fine della giornata, tornando verso Torino, la sensazione è stata una sola: stupore.
Stupore per aver trovato così vicino a casa un patrimonio tanto ricco e poco conosciuto. Stupore per la bellezza della Baraggia Vercellese, per i castelli che emergono dalle risaie e per le storie che questi luoghi custodiscono da secoli. Bellissima scoperta anche il progetto delle custodi dell’acqua.
Se state cercando idee per un weekend in Piemonte, lontano dai percorsi più battuti ma ricco di autenticità, Lenta e Rovasenda meritano assolutamente un posto nella vostra lista. Sono la dimostrazione che, a volte, le meraviglie più sorprendenti non si trovano dall’altra parte del mondo, ma dietro l’angolo. E che il Vercellese ha molto più da raccontare dei suoi pur splendidi campi di riso.






Lascia un commento