L’Etna non ha bisogno di presentazioni. “A Muntagna”, come la chiamano affettuosamente i siciliani, è molto più di un vulcano: è uno dei luoghi simbolo della Sicilia e una delle mete più affascinanti per chi cerca un’esperienza di trekking sull’Etna fino ai crateri sommitali. Con i suoi oltre 3.300 metri di altezza, domina la Sicilia orientale e offre un paesaggio in continua trasformazione, modellato da eruzioni, colate laviche e giochi di luce che cambiano a ogni ora del giorno.
Fare un’escursione sull’Etna non significa soltanto camminare su un vulcano attivo, ma vivere un vero e proprio viaggio nella storia geologica e culturale dell’isola. Ogni passo racconta qualcosa: la forza della natura, il rapporto profondo tra l’uomo e questo gigante sempre in movimento, e la sensazione unica di trovarsi in un luogo primordiale.
In questo racconto vi portiamo con noi nella nostra escursione ai crateri sommitali dell’Etna, un’esperienza intensa e indimenticabile vissuta insieme a una guida esperta e appassionata: Luca Cosma di Etna Hiker. Tra fatica, meraviglia e racconti sul vulcano, abbiamo raggiunto uno dei punti più spettacolari della Sicilia, dove la terra sembra davvero viva.


La salita: fatica, stupore e soste narrative
L’escursione ai crateri sommitali dell’Etna con guida alpina obbligatoria inizia a quota 1.900 metri, punto in cui terminano i tornanti che risalgono da Nicolosi e dove si trova il celebre Piazzale Rifugio Sapienza, principale accesso alle escursioni sul vulcano. Da qui è possibile proseguire il primo tratto in funivia dell’Etna e successivamente a bordo di speciali jeep 4×4, che conducono fino a circa 2.800 metri di altitudine.
È a questo punto che inizia la parte più autentica del trekking: la salita a piedi verso i crateri sommitali dell’Etna, un percorso di circa 8 km immerso in un paesaggio vulcanico quasi lunare.
Il trekking non è banale (difficoltà medio-alta, circa 4 su 5), con un dislivello di circa 500 metri, ma può risultare sorprendentemente accessibile anche a famiglie con bambini abituati a camminare. Noi abbiamo affrontato il percorso con due bambini, Giulia e Simone (all’epoca di 9 e 15 anni), e grazie al passo lento e costante impostato dalla guida, l’esperienza è stata assolutamente gestibile e coinvolgente.
Durante il cammino le soste non servono solo per recuperare fiato, ma diventano parte integrante dell’esperienza: momenti per osservare il paesaggio e ascoltare le spiegazioni della guida. Con Luca Cosma di Etna Hiker, ogni pausa si trasforma in un racconto: non una semplice accompagnatore, ma un vero narratore del vulcano, capace di dare significato a ogni roccia, ogni distesa di cenere e ogni formazione lavica.
Le sue spiegazioni spaziano dalla geologia dell’Etna, alle più recenti eruzioni, fino alle colate laviche che hanno ridisegnato il territorio nel tempo. E tra una curiosità e l’altra, non manca un sorriso quando paragona persino la granita siciliana a qualcosa “nata” simbolicamente sulle pendici del vulcano.


Un paesaggio lunare e silenzioso
Camminando sull’Etna si ha la sensazione di trovarsi su un altro pianeta. La terra è nera, rossa, a tratti grigia. Intorno, un silenzio che quasi paralizza, interrotto solo dal rumore dei passi sulla sabbia vulcanica e dal vento che fischia tra le rocce. È un paesaggio lunare, affascinante e a volte drammatico.
Incontriamo i resti di vecchie case sommerse dalla lava, testimonianze silenziose della forza distruttrice del vulcano. Accanto, però, spunta una piantina verde, fragile ma tenace, che riesce a crescere su quella lava indurita da secoli. È il paradosso dell’Etna: ciò che sembra morte e distruzione diventa, col tempo, fertilità e vita. Non a caso, le pendici dell’Etna sono celebri per i vigneti che regalano vini straordinari. La cenere vulcanica, che si deposita ovunque, è in realtà un fertilizzante prezioso.
Ricordo mia zia, che abitava ad Acireale. Ogni volta che veniva a trovarci al nord portava con sé un sacchetto di polvere dell’Etna, raccolta sul suo balcone. Diceva che viaggiava nell’aria per chilometri, e in effetti non era raro trovare i panni stesi coperti da quella cenere sottile, simbolo della presenza costante del vulcano.
Storia e eruzioni
A Muntagna’ non è soltanto natura, ma anche storia viva della Sicilia. Le eruzioni dell’Etna hanno modellato nei secoli il territorio e la vita delle comunità ai suoi piedi, influenzando paesi, strade e intere generazioni. Tra gli eventi più devastanti si ricorda l’eruzione del 1669, che raggiunse le porte di Catania e distrusse diversi centri abitati lungo il suo percorso. Anche in epoca più recente, le colate laviche hanno più volte interrotto infrastrutture e modificato il paesaggio. Eppure, il rapporto tra i siciliani e il vulcano resta profondo e unico: un equilibrio costante tra rispetto, paura e convivenza.


L’arrivo ai crateri sommitali
Dopo circa due ore di trekking, si raggiungono finalmente i crateri sommitali dell’Etna, uno dei punti più spettacolari e iconici dell’intera escursione.
Il paesaggio cambia radicalmente: il terreno diventa instabile, il silenzio è rotto solo dal vento e dalle fumarole, e l’aria si riempie del caratteristico odore di zolfo. È qui che si percepisce davvero di trovarsi nel cuore attivo del vulcano. Affacciarsi sul bordo dei crateri significa osservare da vicino una delle forze naturali più potenti del pianeta: un’esperienza che lascia senza parole, tra stupore e rispetto.
In questo contesto così estremo, la guida ricorda l’importanza dell’equipaggiamento per l’escursione sull’Etna: scarponi da trekking alti, giacca antivento anche nei mesi estivi, foulard o mascherina per proteggersi dai gas e soprattutto casco protettivo (fornito dalle guide autorizzate come Etna Hiker).
Non si tratta di semplice precauzione: l’attività del vulcano è imprevedibile. In alcune fasi possono verificarsi piccole emissioni di lapilli incandescenti e la costante presenza di gas vulcanici come anidride solforosa, anidride carbonica e vapore acqueo rende l’aria particolarmente intensa da respirare. Per questo l’accesso all’area sommitale viene regolato quotidianamente in base ai bollettini dell’Osservatorio Etneo, che monitora costantemente l’attività del vulcano.
Queste consapevolezze rendono l’esperienza ancora più autentica: ci si trova in un ambiente vivo, potente e in continua evoluzione, che richiede attenzione e rispetto, ma che proprio per questo affascina profondamente.
La discesa: come sciare con gli scarponi
La discesa regala un’emozione completamente diversa. Dopo la fatica della salita, si affronta il ritorno scivolando sulla sabbia vulcanica dell’Etna, quasi come se si stesse “sciando” con gli scarponi da trekking. È una parte dell’escursione divertente e adrenalinica, particolarmente apprezzata anche dai più piccoli.
Alcuni tratti attraversano piccoli canyon naturali formati dalle colate laviche, che rendono il percorso ancora più scenografico e suggestivo.
All’arrivo a valle, la tradizione vuole una sorpresa finale: un bicchiere di Fuoco dell’Etna, liquore dal colore rosso intenso che richiama la lava e dal gusto deciso e avvolgente. Noi ne abbiamo acquistata subito una bottiglia: a casa è diventato il modo perfetto per accompagnare il gelato alla stracciatella.


Altre escursioni possibili
Chi non se la sente di arrivare fino ai crateri sommitali può scegliere itinerari più semplici:
- Crateri Barbagallo: 7 km per una difficoltà di 3 su 5 e una durata di circa 5 ore che conduce al cratere risalente all’eruzione del 2001 e ai crateri Barbagallo a quota 3000 metri.
- Monte Sartorius (1.700 m): facile anello di circa 2 ore tra vecchi coni eruttivi.
- Valle del Bove: un trekking di media difficoltà che porta in un enorme anfiteatro naturale di colate laviche.
- Grotta del Gelo: più impegnativo, circa 5-6 ore di cammino, per raggiungere una grotta con ghiaccio perenne.
Ogni percorso offre uno spaccato diverso dell’Etna e delle sue infinite sfaccettature. Noi abbiamo scelto quello che ci sembrava più adatto alla nostra famiglia senza risparmiarci ma senza esagerare.
Informazioni pratiche: costi e logistica
Il biglietto per la funivia (andata e ritorno) parte da circa 50 € a persona. A questo va aggiunto il costo delle jeep speciali e, soprattutto, della guida obbligatoria per accedere ai crateri sommitali: il pacchetto completo può arrivare intorno ai 90-100 € a testa. Un prezzo che può sembrare alto ma che vale assolutamente l’esperienza.
Per chi vuole fermarsi in quota, ci sono alcuni hotel e rifugi vicino alla base della funivia, come il Rifugio Sapienza o l’Hotel Corsaro. Restare fino al tramonto è un’esperienza impagabile: le luci di Catania si accendono e il cielo si incendia. Strepitoso!
Per chi invece preferisce dormire più in basso, si trovano numerose soluzioni a Nicolosi, Zafferana Etnea o Catania stessa.


Extra tips: circumnavigare l’Etna in auto
Se volete integrare il trekking con un’esperienza diversa, un’idea bellissima è circumnavigare l’Etna in auto. Un anello stradale vi permette di girare attorno al vulcano passando da paesini come Linguaglossa, Randazzo, Adrano e Zafferana Etnea, ciascuno con il proprio rapporto con “A Muntagna”.
Lungo la strada si trovano terrazze panoramiche che regalano viste spettacolari: dalla Valle del Bove ai fianchi lavici che scendono verso il mare. Fermarsi a ogni belvedere significa cogliere un volto diverso del vulcano. Questo giro può prendere un’intera giornata, ma potete regolarvi secondo il tempo a disposizione. Questo giro vi permette di apprezzare l’Etna nella sua interezza, alternando soste culturali nei borghi a pause culinarie per assaggiare i prodotti tipici, come i vini dell’Etna DOC o il miele di Zafferana.









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