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Nuotare con le tartarughe marine a Zanzibar: un’esperienza da fare?

Quando abbiamo organizzato il nostro viaggio in Tanzania, abbiamo deciso che ci saremmo concessi anche qualche giorno di mare. Zanzibar era una scelta quasi obbligata: non ci eravamo mai stati e, dopo i colori caldi delle pianure del Serengeti e degli animali incontrati durante il safari, doveva scoprire tutte le sfumature di blu delle acque di questo meraviglioso paese (non a caso la bandiera della Tanzania ha anche il blu tra i suoi colori).

Giulia, la piccola di caso, almeno secondo la mamma – che sarei io (è quasi maggiorenne in verità), aveva espresso il desiderio di nuotare con le tartarughe marine a Zanzibar.

Vittima del marketing di TikTok, dice lei. O merito, dipende dai punti di vista.

Quando si tratta di animali, però, non amo particolarmente le esperienze costruite per i turisti, quelle in cui la fotografia ricordo sembra contare più del benessere delle creature coinvolte.
Non volevo ritrovarmi in una piscina artificiale piena di animali tenuti lì soltanto per soddisfare la curiosità dei visitatori.

Così ho chiesto al nostro operatore locale di trovare una struttura che avesse anche una finalità di tutela degli animali.

La risposta è stata il Baraka Natural Aquarium, a Nungwi, sulla punta settentrionale di Zanzibar.

Il nome, lo ammetto, non mi aveva fatto immaginare nulla di particolarmente naturale. E invece la realtà era diversa da quella che mi ero costruita in testa.

Cos’è il Baraka Aquarium

Il Baraka Aquarium non è un acquario nel senso tradizionale del termine, con vasche di vetro e animali da osservare dall’altra parte di una parete.

È una piccola piscina naturale ricavata nella roccia corallina, alimentata dall’acqua del mare attraverso le aperture della roccia. Qui vivono tartarughe marine che, secondo quanto racconta la struttura, arrivano dopo essere state recuperate in seguito a incidenti, spesso legati alle reti da pesca.

L’obiettivo dichiarato è prendersene cura, favorirne il recupero e, quando le condizioni lo consentono, riportarle in mare.

Il centro presenta infatti la propria attività come un percorso di soccorso, riabilitazione e rilascio.

Non siamo quindi in mare aperto a cercare tartarughe selvatiche, ma in un ambiente naturale delimitato, dove gli animali sono abituati alla presenza delle persone.

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Simone circondato dalle tartarughe verdi del Baraka Aquarium a Zanzibar @Tryatrip 2026
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Giulia che da da mangiare alghe alle tartarughe marine @Tryatrip 2026

Come si svolge la visita al Baraka Aquarium

Appena arrivati, i ragazzi della struttura ci hanno accolto e spiegato come accedere alla piscina e comportarci in acqua.

Per noi è stato semplicissimo raggiungere il posto: il nostro hotel si trovava praticamente a una curva di distanza, sulla punta di Nungwi. Una comodità non da poco, soprattutto se si vuole arrivare qui al mattino presto, quando ancora non ci sono molte persone.

Mi ha sorpreso sentire uno dei ragazzi parlare italiano. Non me lo aspettavo e, allo stesso tempo, mi è sembrato un piccolo indizio della quantità di connazionali che passano da qui.

Per entrare in acqua ci sono alcuni punti di accesso ricavati tra le rocce, che permettono di scendere agevolmente e muoversi nella piscina anche senza essere nuotatori particolarmente esperti. L’acqua è bassa, arriva alla giro vita al massimo, e si può procedere con calma, osservando le tartarughe da vicino.

Le tartarughe non sembrano affatto intimorite dalla nostra presenza. Si avvicinano, nuotano intorno alle persone e continuano a muoversi nella vasca come se noi fossimo parte del paesaggio. Oppure, cosa più probabile, perché hanno imparato ad associare i visitatori al cibo.

A un certo punto arriva un ragazzo con un secchio pieno di alghe. Ne prende delle manciate e dall’alto ce lae lancia, invitandoci a offrire il cibo alle tartarughe.

Le tartarughe si avvicinano alle mani, si contendono le alghe e si muovono intorno a noi con una certa insistenza, una sopra l’altra, si spingono via a colpi di pinna. Il ragazzo ci invita a mettere una mano sopra il carapace e ad allontanarle un pochino per non esserne travolti.

Per me, anche quello in cui ho cominciato a chiedermi se fossi davvero così entusiasta di essere lì.

Le tartarughe marine: quello che forse non sapevi

Osservandole da vicino, è difficile non rimanere colpiti dalla loro forma, dal guscio e dal modo in cui si muovono nell’acqua. Sembrano animali tranquilli, quasi impassibili, eppure hanno una storia evolutiva straordinaria.

Tra le specie che si incontrano nelle acque di Zanzibar c’è la tartaruga verde (Chelonia mydas), una delle grandi tartarughe marine tropicali, in effetti la più grande tartaruga marina dal guscio duro.
Ecco qualche curiosità che vale la pena conoscere prima della visita.

Dove vivono?

Le tartarughe verdi si trovano in tutto il mondo. Nidificano in oltre 80 paesi e vivono nelle aree costiere di più di 140 paesi.
Storicamente, le tartarughe verdi venivano sfruttate per il grasso, la carne e le uova, causando un calo della popolazione globale. Molti paesi, tra cui la Tanzania, oggi vietano l’uccisione delle tartarughe marine e la raccolta delle loro uova.

Da adulte si trovano spesso nelle zone costiere poco profonde, dove possono nutrirsi di alghe e piante marine. Le femmine tornano sulle spiagge per deporre le uova e possono percorrere distanze notevoli tra le aree di alimentazione e quelle di nidificazione.

Sono animali piuttosto longevi. La loro aspettativa di vita esatta in natura non è conosciuta con precisione, ma le stime scientifiche indicano che possono vivere diversi decenni, anche oltre settant’anni.

Che cosa mangiano?

Le tartarughe verdi adulte sono prevalentemente erbivore: si nutrono soprattutto di alghe e fanerogame marine, piante che crescono sui fondali. Da giovani, invece, possono avere una dieta più varia.

Le alghe che ci venivano distribuite al Baraka Aquarium fanno quindi parte del tipo di alimentazione di questi animali, anche se la dieta completa e adeguata di una tartaruga in cura deve essere stabilita da chi se ne occupa professionalmente.

Se volete approfondire questi argomenti, potete consultare le informazioni scientifiche sulla tartaruga verde pubblicate da NOAA⁠ e le fonti ufficiali sulle normative e sulla gestione della fauna in Tanzania e a Zanzibar.

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Esemplare di tartaruga verde dal guscio duro @Tryatrip 2026

Hanno i denti?

Ecco la curiosità che ci riguarda più da vicino.

No, le tartarughe marine non hanno denti come i nostri. Possiedono invece un becco robusto, con margini adattati alla loro alimentazione. Nella tartaruga verde, le superfici del becco presentano bordi seghettati che aiutano a strappare la vegetazione.

Non significa, però, che non possano mordere con forza.

Quando le tartarughe si contendono il cibo, possono afferrare accidentalmente un dito o una gamba. Non è necessario che siano aggressive: basta che confondano la pelle con le alghe o che si precipitino sullo stesso boccone.

Ed è esattamente quello che è successo a Giulia, circondata da tartarughe molto più interessate alle alghe che alla nostra idea di una fotografia perfetta.

Un piccolo morso, per fortuna senza conseguenze serie, che ha lasciato un timbro dell’esperienza sulla sua pelle per più di qualche giorno, con livido bluastro tutto attorno, comparso successivamente. Niente di ché, ci tengo a sottolinearlo, Giulia non è nemmeno uscita dall’acqua ma ha continuato a vagare tra le tartarughe solo un po’ più attenta ad alimentarle lontano dal suo corpo.

Io, le tartarughe e il mio tentativo di non fare la fifona

Mentre Giulia cercava di stare il più possibile vicino alle tartarughe, io avevo un obiettivo decisamente meno ambizioso: entrare in acqua, provare l’esperienza, scattare le mie solite 350 foto e uscire senza dare troppo nell’occhio.

Sono rimasta il tempo necessario per poter dire di averlo fatto.

Lo ammetto: non mi sono sentita a mio agio nemmeno per un istante. Ero circondata da animali che si muovevano continuamente, si avvicinavano alle mani e sembravano avere una fretta incredibile di raggiungere il prossimo boccone.

Non era paura vera e propria. Era quella sensazione di non sapere bene dove mettere le mani, dove spostare i piedi e quanto fidarmi di un animale che, pur essendo tranquillo, non potevo certo controllare.

Naturalmente non potevo dichiararmi sconfitta davanti ai figli.

Così ho resistito il tempo necessario a dare qualche alga alle tartarughe.

Il resto della famiglia — mio marito e i ragazzi — si sono trattenuti parecchio in acqua a esplorare la piscina da una parte all’altra, cercando di distinguere la varie tartarughe, per distriburie equamente il cibo anche agli esemplari che non lo avevano ancora avuto.

Ed è anche questo il bello di viaggiare insieme: vivere la stessa esperienza, ma portarsi a casa sensazioni completamente diverse.

Ma le tartarughe del Baraka Aquarium vengono davvero rimesse in mare?

Questa è la domanda che mi sono posta prima della visita, durante e anche dopo.

Il Baraka Aquarium dichiara di recuperare tartarughe ferite, assisterle durante la riabilitazione e rilasciarle in mare quando sono pronte.
Mi sarei aspettata, dunque, di avere qualche spiegazione dettagliata sui loro percorsi riabilitativi, qualche racconto dei rilasci avvenuti negli anni, per dare all’esperienza una connotazione anche educativa.

Grazie alle mie ricerche, posso però dirvi che, in occasione della Giornata Mondiale delle Tartarughe Marine (World Sea Turtle Day), che si celebra il 16 giugno di ogni anno, il team del Baraka Aquarium, assieme ai bambini delle scuole locali, ai pescatori e ai visitatori presenti, ha rilasciato 42 tartarughe verdi riabilitate nelle calde acque dell’Oceano Indiano.

La mia impressione, dopo averlo visitato, è che il Baraka Aquarium mantenga ciò che promette sul piano dell’incontro ravvicinato: qui le tartarughe si vedono davvero, si nuota con loro e si vive un’esperienza che difficilmente si dimentica, specie se ti porti a casa un timbro sulla pelle.
Sul piano della conservazione, invece, credo che debbano lavorare un po’ di più sulla comunicazone per rendere diffondere maggiormente la loro attività di salvaguardia e non relegarla a mera attività commerciale.

Le alternative al Baraka Aquarium per vedere le tartarughe a Zanzibar

Se state organizzando un viaggio a Zanzibar e volete incontrare le tartarughe marine, non esiste una sola possibilità.
La scelta dipende soprattutto da ciò che cercate: un contatto ravvicinato, un’attività più orientata alla conservazione oppure l’osservazione degli animali nel loro ambiente naturale.

Il Mnarani Marine Turtles Conservation Pond⁠ è un’altra struttura dedicata alle tartarughe marine, situata nella zona del faro di Nungwi. Il centro è associato a iniziative comunitarie di recupero e tutela delle tartarughe. Le attività comprendono l’assistenza agli animali e, secondo le informazioni disponibili, programmi legati alla protezione delle uova e dei piccoli.

Snorkeling nell’area di Mnemba

Se invece desiderate vedere le tartarughe nel mare, senza entrare in una piscina dove vengono alimentate, potete valutare un’escursione di snorkeling nell’area dell’atollo di Mnemba, al largo della costa nord-orientale di Zanzibar.

Qui si possono osservare barriere coralline e fauna marina, con la possibilità di incontrare tartarughe selvatiche. L’avvistamento, però, non è garantito: si tratta di animali liberi, non di un incontro organizzato.

Informazioni pratiche per visitare il Baraka Aquarium

Se avete deciso di inserire il Baraka Aquarium nel vostro itinerario, ecco le informazioni utili per organizzare la visita.

Dove si trova e come arrivare

Il Baraka Natural Aquarium si trova a Nungwi, all’estremità settentrionale dell’isola di Unguja, quella che comunemente chiamiamo Zanzibar.

Da Stone Town, il centro storico e principale riferimento urbano dell’isola, considerate indicativamente un’ora e mezza o due ore di trasferimento in auto, in funzione del traffico e delle condizioni della strada.

Se soggiornate a Nungwi, invece, la visita è molto più semplice da organizzare e può essere abbinata a una passeggiata nella zona o a qualche ora di mare.

Noi avevamo scelto un hotel praticamente dietro l’angolo, quindi abbiamo raggiunto la struttura in pochi minuti.

Quanto costa il Baraka Aquarium?

Il sito ufficiale del Baraka Natural Aquarium⁠ indica un prezzo di riferimento di 10 dollari statunitensi a persona. Tuttavia esistono opzioni per avere un’esperienza completa con trasferimento e guida privata per approfondire i temi della conservazione della specie.

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Orari di apertura

Le informazioni pubblicate dalla struttura indicano un’apertura quotidiana, generalmente a partire dalle 9:00 alle 18:00.

Se volete evitare i momenti di maggiore affluenza, può essere utile arrivare al mattino.

Gli slot prenotabili partono dalle 9:00, ogni ora e mezza. Noi siamo rimasti in acqua tutto il tempo che volevamo, nessuno ci ha messo fretta, ma surante l’alta stagione può essere che ci sia un turnover più intenso.

Quanto dura la visita?

Calcolate circa 30-60 minuti per l’esperienza, a cui aggiungere il tempo necessario per cambiarvi e raggiungere la struttura.

La durata dipende da quanto desiderate fermarvi in acqua e da quanta gente è presente.

Cosa portare

Vi consiglio di avere con voi:

  • costume da bagno e ciabatte;
  • asciugamano;
  • un cambio di vestiti;
  • una custodia impermeabile per il telefono, se volete scattare foto;
  • scarpette da mare se non volete entrare scalzi, cosa che è comunque fattibile.

Dopo la visita: spogliatoi, bevande e una pausa

Una volta usciti dall’acqua, abbiamo trovato delle cabine in cui cambiarci e una piccola zona ristoro.

Ci siamo fermati a bere qualcosa prima di riprendere la giornata.

Non aspettatevi un grande complesso turistico, con ristorante e servizi di una struttura alberghiera: il posto è semplice e l’esperienza ruota essenzialmente intorno alla piscina naturale e alle tartarughe.

Vale la pena nuotare con le tartarughe marine a Zanzibar?

La mia risposta è sì, con qualche riserva.

Se non avete mai visto una tartaruga marina da vicino, poterla osservare mentre nuota a pochi centimetri da voi è un’esperienza particolare. Per Giulia era uno dei momenti più attesi del viaggio e sono contenta che abbia potuto viverlo.

Anche mio marito e mio figlio si sono divertiti, trascorrendo molto più tempo in acqua di quanto avessi previsto.
Io, invece, ho scoperto che l’idea di nuotare circondata da tartarughe mi piaceva decisamente più nella teoria che nella pratica.

Ma un viaggio in famiglia è anche questo: non dobbiamo necessariamente amare le stesse cose per condividere un ricordo.

C’è però un aspetto che mi ha lasciato qualche perplessità.

Durante la visita ho avuto la sensazione che i gesti dei ragazzi, le poche spiegazioni e la distribuzione del cibo seguissero una sequenza ripetuta moltissime volte. Forse è normale, considerando il numero di turisti che passano da qui. Eppure, in alcuni momenti, mi è sembrato di assistere più a un copione ben rodato che a un incontro capace di raccontare davvero la vita di questi animali.

Non è assolutamente una prova di cattiva gestione, voglio solo dire che è stata una bella esperienza, a cui tuttavia è mancato qualcosa.

E forse è proprio questa la differenza tra fare qualcosa perché tutti ne parlano sui social e scegliere un’esperienza che rispecchi davvero il modo in cui vogliamo viaggiare.

Se decidete di andare al Baraka Aquarium, ricordate che questi animali non sono attrazioni costruite per noi: sono creature selvatiche che meritano rispetto, anche quando sembrano perfettamente a loro agio in nostra presenza.

Noi, intanto, siamo tornati in hotel con una certezza: Giulia aveva finalmente realizzato il suo desiderio e ne aveva la prova sulla gamba. E la mamma aveva trovato un’altra buona ragione per lasciare ai figli il piacere di certe avventure, limitandosi a fotografarle.

Perché viaggiare insieme non significa fare sempre le stesse cose. Significa trovare il proprio modo di vivere lo stesso viaggio.

Tryatrip Family

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