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Un altro modo di raccontare il Piemonte: dentro la Distilleria Sibona

Abbiamo scelto la bellezza.

Quella che si trova nei luoghi, nelle storie e nelle persone che custodiscono una tradizione. Per raccontare il Piemonte, questa volta siamo entrati in una distilleria, nel cuore del Roero, per scoprire da vicino il mondo della grappa piemontese e conoscere la storia della Distilleria Sibona.

La prima cosa che si ricorda di una visita alla Distilleria Sibona è un profumo.

Un profumo intenso, caldo, quasi inebriante, che ti accoglie appena entri e diventa più avvolgente mentre ti addentri nella distilleria. In quel profumo c’è un mondo,che finisce inevitabilmente per restarti addosso.
Poi arrivano le botti: file ordinate che sembrano non finire mai, una accanto all’altra, una sopra l’altra, come cattedrali del tempo, che custodiscono un liquido che ancora non ha finito il suo viaggio.

Dentro quelle botti c’è qualcosa che sta aspettando. Il tempo farà la sua parte, il legno lascerà la sua impronta, il distillato cambierà lentamente.

E mentre cammini, gli occhi e il naso raccolgono stimoli e l’immaginazione corre.

Ti immagini davanti a un camino, con un bicchiere di grappa tra le mani. Oppure a tavola con gli amici, una partita a carte, una conversazione che si allunga senza che nessuno abbia voglia di guardare l’orologio.
E quel bicchiere tra le mani non è più solo un momento conviviale, perché ora hai la consapevolezza di come è arrivato fino a te.

Forse è proprio questo che ci siamo portati a casa dalla visita alla Distilleria Sibona, nel Roero: la certezza che dentro una bottiglia c’è molto più di un distillato.

C’è una terra. C’è il lavoro di chi sa trasformare i suoi frutti. C’è il tempo: speso ad aspettare, a misurare, a dosare, a provare, sbagliare e ritentare, fino a quando il prodotto diventa quello che avevi immaginato.

E, perché no, c’è anche un pizzico di magia.

Perché non stai semplicemente visitando una distilleria: stai vivendo un pezzo di Piemonte attraverso qualcosa che nasce dalla sua cultura vitivinicola.

Fuori le vigne. Dentro l’alchimia.

Siamo nel Roero, in una delle terre piemontesi più profondamente legate alla cultura del vino.

Fuori dalla distilleria ci sono le colline, i filari, le vigne.
Quelle vigne dalle quali nascono alcune delle uve più importanti del Piemonte.

E quella stessa materia prima, a un certo punto, prende un’altra strada.

Dopo la vendemmia arriva in distilleria sotto forma di vinacce: ciò che rimane dell’uva dopo la produzione del vino.
E proprio da lì comincia un nuovo viaggio.

Perché la cultura contadina conosce da sempre una forma antica di alchimia: trasformare ciò che resta in qualcosa di nuovo.

In distilleria, dalle vinacce si estrae ciò che il vino ha lasciato ancora dentro di sé.
Il calore fa evaporare le componenti volatili, il vapore le porta con sé e, attraverso la distillazione, queste vengono nuovamente separate. È un processo preciso, fatto di tempi, temperature e scelte.
Perché non tutto ciò che sale dall’alambicco diventerà distillato: bisogna riconoscere e separare le diverse frazioni, fino ad arrivare alla parte più nobile, il cuore della distillazione.

Ma il viaggio della materia non finisce qui.

Anche dopo la distillazione, ciò che rimane delle vinacce ha ancora qualcosa da dare.

Da Sibona i graspi delle vinacce esauste sono usati per produrre energia, in un’ulteriore trasformazione della stessa materia.

La distillazione non è qualcosa che si improvvisa.

Dietro quella che può sembrare un’alchimia c’è soprattutto competenza.

Perché conoscere la materia prima è il primo passo.
Il resto è fatto di esperienza, precisione e, forse più di ogni altra cosa, capacità di ascoltare ciò che accade nell’alambicco.

Servono occhi esperti, ma anche nasi capaci di riconoscere ogni sfumatura: distinguere ciò che deve essere lasciato andare da ciò che merita di essere conservato. Riconoscere il momento giusto, seguire l’evoluzione dei profumi, capire quando la materia ha raggiunto la sua espressione migliore.

Alla Distilleria Sibona, questo sapere nasce dall’incontro tra la cultura del vino e quella della distillazione. Enologi e maestri distillatori mettono esperienza e sensibilità al servizio di una materia prima che conoscono profondamente.

Perché una buona grappa non nasce soltanto da ciò che accade nell’alambicco.
Nasce dalla capacità di interpretarlo.

E c’è una curiosità che racconta bene quanto la grappa sia legata alla sua terra d’origine.

“Grappa” è un nome esclusivamente italiano.

Un distillato ottenuto dalle vinacce prodotto fuori dall’Italia può essere ottenuto con lo stesso principio, ma non può essere chiamato grappa.

Quella parola appartiene alla nostra cultura, alla nostra storia, alla nostra tradizione distillatoria.

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Gli alambicchi in rame della distilleria Sibona @Tryatrip 2026
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Un momento della visita guidata alla Distilleria Sibona di Piobesi d’Alba (Roero) @Tryatrip 2026

Una storia che comincia più di un secolo fa

La Distilleria Sibona affonda le proprie radici nei primi anni del Novecento.

La sua storia nasce qui, nel Roero, in un’epoca in cui la distillazione era ancora profondamente collegata al mondo agricolo e alla vendemmia.

La prima distilleria sorgeva nell’area di una vecchia fornace e, nelle prime fasi della sua attività, veniva utilizzata persino una locomotiva a vapore.

Da allora è passato più di un secolo.

Il marchio nato con la famiglia Sibona, è passato poi di mano, senza interrompersi. Rilevata da Luigi Barbero, che ne è ancora oggi il proprietario, la distilleria è cresciuta, si è evoluta e nel 2003 si è trasferita nell’attuale sede di Via Castellero 5, sempre a Piobesi d’Alba, ma il rapporto con il territorio è rimasto il filo conduttore della sua storia.

Ed è forse proprio questo a rendere interessante la visita.

Perché qui la storia della distilleria non è qualcosa di separato dal paesaggio che la circonda.

È una storia che parte dalle vigne autoctone di Roero e Langhe.

E poi c’è quel numero: 1

C’è un dettaglio che rende la storia di Sibona ancora più particolare.

Un numero: 1.

La distilleria conserva infatti la storica licenza di distillazione n. 1 rilasciata dall’UTF, l’Ufficio Tecnico di Finanza.

Quel numero è diventato nel tempo parte dell’identità della distilleria e ha dato il nome a una delle sue grappe più rappresentative: La Numero 1.

La Grappa Riserva Sibona “La Numero 1” è una delle espressioni più preziose del percorso di affinamento della distilleria. È una grappa pensata per raccontare il tempo, il legno e il lavoro che avviene dopo la distillazione.

Perché alla Sibona la distillazione è soltanto l’inizio.

Il vero ingrediente è il tempo

È nella cantina che la visita cambia ritmo.

Dopo il calore degli alambicchi arrivano il silenzio, il legno e l’attesa.

Le botti si susseguono in lunghe file e custodiscono grappe che stanno vivendo un’altra fase della loro storia.

Alcune maturano in acciaio. Altre vengono affidate al legno per periodi più lunghi.

E Sibona utilizza anche botti che hanno precedentemente contenuto prodotti diversi: Porto, Sherry, Madeira, Rum, Tennessee Whiskey, Sauternes.

Perché il legno porta con sé una memoria.

E quella memoria, lentamente, passa al distillato.

È un processo che non si può accelerare.

Anche qui la competenza del mastro distillatore è fondamentale: scegliere il legno, seguire l’evoluzione della grappa, capire quando il percorso di affinamento ha raggiunto il punto giusto richiede sensibilità, esperienza e conoscenza.

Il tempo fa la sua parte, ma non lavora da solo.

E forse è proprio questo che affascina tanto quando ci si trova davanti a quelle botti.

Non stai semplicemente guardando un magazzino. Stai guardando qualcosa che sta ancora diventando.

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Distilleria Sibona – licenza numero 1 @Tryatrip 2026
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Le cattedrali del tempo – le botti di grappa di Sibona @Tryatrip 2026
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La grappa Sibona invecchiata in botti di Madeira @Tryatrip 2026

Il Piemonte ha molti modi per raccontarsi

Una delle cose che abbiamo scoperto durante la visita è che anche la grappa ha un suo modo di raccontare il Piemonte.

Lo fa attraverso le uve da cui nasce: Nebbiolo, Barbera, Moscato, Dolcetto, Arneis, Brachetto, Chardonnay. E poi ci sono le grappe ottenute dalle vinacce di Barolo e Barbaresco.

Ogni uva porta con sé un carattere diverso. Cambiano i profumi, le sfumature, la struttura. E imparare a riconoscerle significa, in qualche modo, tornare a conoscere il territorio da cui provengono.

Ed è proprio questa varietà che Sibona ha scelto di raccontare aprendo le porte della propria distilleria al pubblico.

Non è un museo e non è uno spazio costruito per accogliere visitatori: è un sito industriale pienamente operativo, con lavorazioni e tempi produttivi che devono essere rispettati.

Per questo le visite sono possibili solo in date selezionate.

Ed è proprio questo a renderle autentiche.

Per qualche ora, si entra davvero nel luogo in cui Sibona produce i suoi distillati. Si osserva la produzione, si ascolta chi quella materia la conosce e la lavora ogni giorno, si comprende cosa accade alle vinacce dopo il vino.

E poi, quasi naturalmente, arriva il momento di assaggiarne il risultato.

La visita si conclude infatti con una degustazione guidata delle Eccellenze Sibona: dalle pregiate grappe monovitigno e Riserva agli amari, fino all’elegante Vermouth di Torino.

Non è semplicemente un assaggio.

È il momento in cui ciò che abbiamo visto prende forma anche attraverso il gusto.

Prima si annusa. Con calma. Una narice alla volta, lasciando che il profumo si incontri con l’aria e che ogni sfumatura possa emergere.

Poi si assaggia.

Piccole dosi, piccoli sorsi.

Perché la grappa è un distillato da meditazione. Non è uno shot da mandare giù aspettando il prossimo.

È qualcosa da concedersi lentamente, quando si ha voglia di fermarsi per un momento, ascoltare ciò che si sente e lasciare che il gusto rimanga. Un piccolo esercizio di attenzione.

E forse è proprio questo che rende così interessante un’esperienza come questa: ci chiede di rallentare.

Di concederci, semplicemente, un momento di bellezza.

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L’imbottigliamento della grappa Sibona @Tryatrip 2026
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Sala degustazione Distilleria Sibona @Tryatrip 2026

Da settembre 2026 la Distilleria Sibona apre le sue porte

Noi abbiamo avuto la fortuna di essere invitati il 4 settembre 2026 all’inaugurazione di questa nuova esperienza.

Ma da settembre 2026 la Distilleria Sibona apre le proprie porte al pubblico con un programma di visite guidate pensato per far conoscere dall’interno questo mondo fatto di profumi, tecnica, tradizione e attesa.

Le prime date già fissate sono:

  • 26 settembre 2026
  • 17 ottobre 2026
  • 14 novembre 2026

Le visite guidate, proposte in italiano e inglese al mattino e al pomeriggio, saranno curate da Somewhere Tours&Events con ritrovo presso la Distilleria Sibona di Piobesi d’Alba e prevederanno la visita con il racconto della storia della distilleria, la visita agli spazi di affinamento e invecchiamento, con degustazione finale dei loro eccellenti prodotti.


INFO E PRENOTAZIONI

Somewhere Tours&Events: 334 6758551 / 011 6680580

Link al Tour: Distilleria Sibona
Tra alambicchi, botti e antiche alchimie

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Il bicchiere tulipano per la degustazione di grappa @Tryatrip 2026
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Commenti

Una risposta a “Un altro modo di raccontare il Piemonte: dentro la Distilleria Sibona”

  1. Un articolo che fa venire voglia di scoprire il Roero non solo per le sue vigne, ma anche per le storie e i saperi che custodisce. Mi ha colpito molto il racconto della trasformazione delle vinacce e di come tradizione, competenza e attenzione alla materia si incontrino in distilleria. Una terra che, leggendo queste righe, mi piacerebbe davvero visitare.

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