Istanbul non è una città che si lascia capire al primo sguardo.
È smisurata, stratificata, rumorosa, spirituale e sorprendentemente tollerante. Una metropoli da oltre 15 milioni di abitanti, sospesa tra Europa e Asia, dove il passato bizantino e ottomano convive con una modernità che non chiede permesso.
Era da tempo nella nostra lista dei desideri. E la nostra prima volta a Istanbul è iniziata proprio così: con la sensazione di essere arrivati davanti a qualcosa di molto più grande di noi.
Questo non vuole essere soltanto un elenco di cose da vedere a Istanbul, ma il racconto di ciò che abbiamo provato muovendo i primi passi in una città che non lascia indifferenti.
Come abbiamo vissuto Istanbul
L’arrivo in centro richiede almeno un’ora da ciascuno dei due aeroporti principali. Già il tragitto è un primo segnale della vastità urbana.
Le strade del centro storico sono affollate da turisti, ma anche da venditori, artigiani e passanti. Nella città vecchia, gli uomini — perché sono tutti uomini — espongono la merce direttamente sui marciapiedi, poi si siedono e aspettano. Su piccole seggiole o su quello che trovano, sorseggiano tè caldo nei tipici bicchierini a forma di tulipano.
Carretti da street food popolano i marciapiedi, insieme agli immancabili, anche qui, monopattini.
Avendo una figlia adolescente, eravamo preoccupati che il suo abbigliamento non fosse consono a una cultura musulmana. Ci sbagliavamo.
Istanbul è sorprendentemente tollerante.
Si incontrano donne in minigonna accanto a donne velate. Esiste persino una legge che punisce chi giudica l’abbigliamento altrui. Convivenza e rispetto sembrano essere le parole chiave.

I luoghi simbolo: la Moschea Blu, l’Ippodromo e Santa Sofia
Come molti visitatori, abbiamo iniziato la visita da Sultanahmet, il cuore storico della città.
La Moschea Blu
La Moschea Blu, sebbene oggi non sia poi così blu — solo una fila conserva il blu acceso originale — resta una delle moschee più imponenti di Istanbul.
Le regole per entrare sono chiare: spalle e gambe coperte, capelli velati per le donne e scarpe tolte. Noi le abbiamo riposte in sacchetti e ce le siamo portate dietro.
All’ingresso viene effettuato un controllo e, se necessario, vengono forniti teli per coprirsi.
All’interno, tra tappeti e colonne, si aggirano i gatti, una vera costante cittadina.
La nostra guida, Rosa, tiene in borsa un sacchetto di crocchette. Le distribuisce ogni volta che ne incontra uno:
“Qui è troppo pulito, i randagi non trovano più nulla da mangiare.”



L’Ippodromo di Costantinopoli
Appena fuori dalla Moschea Blu, lungo tutto il perimetro, ci si ritrova nell’area che un tempo ospitava l’Ippodromo di Costantinopoli.
Costruito agli inizi del III secolo dall’imperatore Settimio Severo, oggi sembra una semplice piazza.
Eppure, alcuni monumenti conservano la memoria di ciò che fu: l’Obelisco di Teodosio, la Colonna Serpentina, la Colonna di Costantino VII e la Fontana Tedesca, dono dell’imperatore Guglielmo II nel 1898 al sultano Abdülhamıd II.
Ai margini, il Palazzo di Ibrahim Paşa arricchisce il contesto urbano con la sua architettura elegante.
Santa Sofia: strati di storia, bellezza coperta e contrasti
Entrare in Santa Sofia è come mettere piede dentro un conflitto mai risolto tra epoche e fedi.
Basilica cristiana, poi moschea, poi museo, poi di nuovo moschea: 14 secoli di storia racchiusi nello stesso luogo.
Il primo impatto è grandioso. Poi lo sguardo si sofferma sui dettagli: sulle facce cancellate, ad esempio.
Le immagini sacre del periodo cristiano non sono semplicemente scomparse. In molti casi si ha l’impressione che siano state grattate via con rabbia, con un’urgenza di annullare ciò che c’era prima.
Oggi si può visitare soltanto dalla galleria superiore, mentre la parte bassa è riservata ai fedeli musulmani.
Alcuni mosaici sono ancora lì, frammentari, come se cercassero di resistere. Altri sono coperti.
Il volto di Maria, figura sacra nella tradizione cristiana e condivisa anche da quella musulmana, è velato da teli appesi come un compromesso tra rispetto e negazione, in bilico tra sacro e censura.
Ci ha colpito vedere i grandi pannelli con scritte arabe appesi tutt’intorno: enormi, visivamente forti, ma in netto contrasto con l’armonia dell’architettura bizantina.
Forse era inevitabile. Forse no.
L’Omphalion: il centro simbolico dell’Impero Bizantino
Sul pavimento di marmo si trova un elemento che passa facilmente inosservato, ma che racchiude uno dei significati più profondi dell’intera struttura: l’Omphalion.
Si tratta di un’area circolare composta da lastre di marmo colorato, disposte secondo un disegno geometrico sofisticato, con un motivo centrale e diversi cerchi minori attorno, come orbite in un piccolo cosmo litico.
Qui i basileis, termine greco che indica il sovrano, dell’Impero Bizantino venivano incoronati, in una cerimonia che univa il sacro al potere imperiale.
Nonostante i secoli, il disegno è ancora ben visibile: marmo verde, porfido rosso e tonalità pastello tracciano un’architettura del potere ormai perduta.
In mezzo alla trasformazione della chiesa in moschea, l’Omphalion è rimasto lì, immobile e silenzioso.


Topkapi: una città nella città
Poi c’è Palazzo Topkapi, il palazzo dei sultani, che occupa la punta del promontorio di Sultanahmet.
Non ha nulla di ostentato, ma conquista con la sua pace e con il fascino assoluto di un luogo che, per quasi quattro secoli, è stato il cuore pulsante dell’Impero Ottomano.
Un luogo dove si prendevano decisioni capaci di cambiare il destino dei popoli, in silenzio, dietro porte chiuse, tappeti spessi e fontane la cui acqua serviva anche a non far sentire all’esterno le conversazioni.
Il Topkapi non somiglia ai palazzi europei. È un mondo separato.
Non ci sono sale da ballo, scalinate monumentali o grandi specchi. Al contrario, è un luogo orizzontale, discreto, costruito attorno a una serie di cortili, giardini, padiglioni e fontane.
Nessun mobile, se non tappeti, cuscini e materassi arrotolabili. La magnificenza qui è fatta di archi scolpiti, mosaici e panorami aperti sull’acqua.

L’Harem del Topkapi
Al suo interno si trova l’Harem, il cuore più misterioso e mitizzato del palazzo, dove vivevano centinaia di donne selezionate tra le più giovani, istruite e belle provenienti da ogni angolo dell’Impero.
Erano condotte qui molto giovani, spesso come schiave o prigioniere, ma anche inviate dalle famiglie in cerca di una possibilità di ascesa.
Non erano tutte destinate al sultano. La Valide Sultan, la madre del sultano, aveva pieno controllo sull’harem e decideva chi tra queste ragazze poteva essere presentata al figlio oppure proposta in matrimonio ai più alti dignitari dello Stato.
Il sultano, per tradizione, non si sposava mai ufficialmente. Le donne che riuscivano a dargli un figlio diventavano però mogli di fatto, acquisendo status e potere.
Le altre restavano in attesa, educate all’arte, alla religione, alla musica e alle lettere. Quelle che invecchiavano senza essere mai state scelte non avevano la libertà di uscire: erano considerate “usate” e venivano obbligate a sposare uomini selezionati dalla corte, spesso funzionari o soldati minori dell’Impero.
Non potevano rifiutare. Era una forma di ricollocamento finalizzata a mantenere l’ordine interno e il decoro dell’harem.
Si possono visitare anche le stanze private del sultano, tra cui la camera da letto e la sala dei pasti. Sono ambienti di elegante sobrietà.
Il sultano dormiva su una piattaforma rialzata dove venivano stesi materassi che, al mattino, venivano ricomposti in divani.
Nelle stanze c’erano fontane decorative che servivano anche a mascherare i suoni, in modo che fuori non si sentisse ciò che veniva detto all’interno. I pasti li consumava quasi sempre da solo, in ambienti protetti e con piatti attentamente controllati per timore di avvelenamenti.
I tesori del palazzo
Il Topkapi è anche custode di tesori inestimabili.
Nel Tesoro Imperiale, tra stanze oscurate e sorvegliate, sono esposti oggetti di straordinario valore simbolico, come il Pugnale del Topkapi, con il manico tempestato di smeraldi, e il leggendario Diamante del Fabbricante di Cucchiai, di 86 carati.
C’è anche una sezione dedicata ai reliquiari sacri dell’Islam, tra cui si dice siano conservati il mantello e i peli della barba del Profeta Maometto.
Hamam e storia: i bagni di Roxelana
Proprio vicino alla Moschea Blu si trova l’Haseki Hürrem Hamamı, i famosi bagni voluti da Roxelana, moglie di Solimano il Magnifico.
Ci siamo soffermati a immaginare come fosse, un tempo, lasciarsi andare al calore del vapore, sdraiarsi sulla pietra rovente e lasciarsi lavare — letteralmente — da cima a fondo.
Oggi il rito è rimasto: prima si suda, poi si viene massaggiati e insaponati con un guanto esfoliante.
Un’esperienza da fare almeno una volta nella vita.
I costi per una seduta si aggirano dagli 80-90 euro per i bagni meno conosciuti, come quello che avevamo vicino all’hotel, fino ai 150-200 euro per le esperienze più lussuose.
Le cisterne sotterranee di Istanbul
Istanbul nasconde un’altra città sotto i piedi: le sue cisterne sotterranee, vere e proprie cattedrali d’acqua costruite tra il IV e il VI secolo per raccogliere e conservare l’acqua piovana o quella proveniente dagli acquedotti.
Servivano a rifornire palazzi, terme e abitazioni, ma soprattutto a resistere agli assedi, quando l’accesso all’acqua diventava una questione di sopravvivenza.
Oggi sono una delle testimonianze più affascinanti dell’ingegneria tardo-romana e bizantina. Se ne contano oltre 80 censite, ma gli archeologi stimano che ce ne siano state molte di più, alcune ancora inesplorate.
Cisterna Basilica: la più famosa
La più conosciuta è la Cisterna Basilica, o Yerebatan Sarnıcı, un enorme serbatoio costruito sotto l’antica basilica di Santa Sofia durante il regno di Giustiniano I.
L’accesso si trova proprio nella via che fiancheggia la basilica.
Le sue 336 colonne, alte e perfettamente allineate, creano un’atmosfera quasi mistica, resa ancora più affascinante dal livello dell’acqua che scorre tra i piedi dei visitatori e dalle due enigmatiche teste di Medusa, usate come basi di colonne: una rovesciata e una di lato.
Tuttavia, proprio per la sua notorietà, oggi la Cisterna Basilica è affollatissima, con lunghe code all’ingresso e un flusso continuo di turisti. Se pensi di voler visitare ad ogni costo la Basilica Cisterna conviene assolutamente prenotare con largo anticipo.
Cisterna Şerefiye: l’alternativa meno conosciuta
Per questo abbiamo scelto un’alternativa meno nota, ma non meno suggestiva: la Cisterna Şerefiye, conosciuta anche come Cisterna di Teodosio.
Si trova nel cuore storico del distretto di Fatih, in Piyer Loti Caddesi No: 2/1.
Edificata sotto l’imperatore Teodosio II intorno al 428 d.C., è più piccola della Cisterna Basilica, ma ugualmente imponente: 32 colonne disposte su quattro file, con capitelli corinzi.
L’illuminazione è soffusa, l’ambiente fresco e umido e il silenzio è rotto soltanto da uno spettacolare video mapping immersivo, proiettato direttamente sulle colonne e sulle pareti.
Grazie a luci, suoni e animazioni, lo spettacolo racconta la lunga storia di Istanbul, dall’epoca romana a quella ottomana.
Un’esperienza poetica, che ci ha coinvolto profondamente. Da vedere per chi ama il mix tra tecnologia e memoria.
Binbirdirek Sarnıcı
Un’altra cisterna che merita una visita è la Binbirdirek Sarnıcı, poco distante, nei pressi dell’Ippodromo.
È la seconda per grandezza dopo la Basilica, con 224 colonne, e viene spesso utilizzata per mostre ed eventi culturali.
Meno turistica, più ruvida, ma ricca di atmosfera.


Gran Bazar: finti lussi e tesori da scoprire
Visitare il Gran Bazar è praticamente obbligatorio.
È il primo centro commerciale della storia: oltre 4.000 negozi, un dedalo infinito distribuito su 61 strade interne.
Ci si perde, e va bene così.
Dentro si trova di tutto: contraffazioni di ogni tipo — Prada, Louis Vuitton, Rolex, tutto rigorosamente finto — ma anche oggetti belli e autentici.
L’argento è lavorato bene e a prezzi accessibili.
E poi c’è la zultanite, una pietra semipreziosa turca che cambia colore a seconda della luce: verde, rosa, ambra.
All’interno del bazar si trovano anche i caravanserragli, antiche locande per i mercanti. Una sorta di Airbnb medievale, con cortili interni e camere tutto intorno.
Le porte di accesso sono 22, tutte diverse: alcune monumentali, altre più anonime, ma ciascuna con il proprio nome e significato storico.
Tra le più note ci sono Beyazıt Kapısı, nei pressi dell’omonima moschea e dell’università, e Nuruosmaniye Kapısı, che si affaccia sull’omonima moschea barocca.

Orari del Gran Bazar
Il Gran Bazar è aperto dal lunedì al sabato, dalle 9:00 alle 19:00. La domenica è chiuso, così come durante alcune festività religiose.
Il Bosforo, il Mar di Marmara e il Corno d’Oro
C’è talmente tanta acqua attorno a Istanbul, da confondersi.
Ma è proprio l’acqua che la definisce.
È grazie all’acqua che Istanbul è sempre stata strategica, desiderata e contesa.
Il Corno d’Oro è un’insenatura profonda che divide la città europea in due. Il nome deriva dalla sua forma e forse anche dalla luce dorata che si riflette sull’acqua al tramonto.
È stato rifugio sicuro per le flotte bizantine e oggi è attraversato da traghetti, pescatori e piccole imbarcazioni locali.
Il Bosforo è lo stretto che unisce il Mar Nero al Mare di Marmara, separando Europa e Asia.
Sulle sue sponde si sviluppano quartieri, palazzi, ville ottomane e un traffico marittimo costante. Abbiamo visto decine di navi mercantili ferme sull’acqua, in attesa di passare.
Il passaggio è stretto e, proprio per questo, ancora oggi regolato con attenzione.
Più a sud, i Dardanelli collegano il Mar di Marmara al Mar Egeo. È un sistema di acque ininterrotto che ha fatto la fortuna — e la vulnerabilità — di Istanbul nel corso dei secoli.
Qui si naviga, si pesca, si commercia, si combatte.
E da ogni punto della città, l’acqua è sempre lì, come un confine liquido che non divide, ma connette.
La Moschea di Solimano
La Moschea di Solimano si staglia imponente sulla collina nei pressi dell’università di Istanbul, visibile da molti punti della città vecchia.
È un capolavoro dell’architetto Mimar Sinan, una delle moschee più grandi e armoniose di Istanbul.
È un luogo spirituale, ma anche politico: voluto da Solimano il Magnifico, rappresenta il simbolo dell’apice dell’Impero Ottomano.
È anche qui che riposano il sultano e la sua amata moglie Roxelana, nel mausoleo sul retro del complesso.
Intorno si apre un ampio giardino tranquillo, che offre una delle viste panoramiche più suggestive sul Corno d’Oro.
Il Mercato delle Spezie
Più piccolo e meno labirintico del Gran Bazar, il Mercato delle Spezie, noto anche come Mısır Çarşısı o Bazar Egiziano, si trova nel quartiere Eminönü, nei pressi del Ponte di Galata.
All’interno si trovano banchi di spezie disposte in piramidi colorate, tè di ogni tipo, frutta secca, dolci tipici come lokum e baklava, ma anche prodotti a base di rosa, zafferano iraniano, saponi artigianali e creme naturali.
Alcuni venditori offrono assaggi o cercano il dialogo, ma, a essere sinceri, noi non lo abbiamo trovato così autentico.
Chiedendo alla nostra guida locale abbiamo imparato che la cucina tipica utilizza spezie come origano, menta, pepe nero e peperoncino.
Spezie come curry, zafferano e curcuma non sono tipiche e sono per lo più d’importazione.
Il tè, invece, è una costante della quotidianità turca. Se ne bevono diversi bicchierini al giorno.
Oltre al classico tè nero, da provare il tè alla mela, di gran lunga il mio preferito, così profumato e fresco.


Il Ponte di Galata e la torre genovese
Attraversando il Ponte di Galata, che collega la città vecchia di Eminönü con quartieri più moderni come Karaköy, si ha una visione quasi cinematografica di Istanbul.
È un ponte mobile a fior d’acqua, un luogo vivo e frequentato da pescatori locali che, dal livello superiore — dove passano anche automobili e tram — gettano le loro canne nel Corno d’Oro fin dall’alba.
Sotto il ponte si trovano caffè e ristorantini che offrono soprattutto pesce.
La sua particolarità è la sezione centrale apribile, che viene sollevata in orari prestabiliti per permettere il passaggio delle navi più alte.
Dal ponte si gode una vista diretta sulla Torre di Galata, antica torre d’avvistamento di origine genovese, costruita nel XIV secolo e trasformata nel tempo in prigione, osservatorio e oggi belvedere.
La torre svetta tra i tetti, inconfondibile, con la sua forma cilindrica e il tetto conico. È uno dei simboli della città, un punto di riferimento per chi naviga e per chi si perde nei vicoli di Beyoğlu.
Il Bosforo di sera: crociera con cena e danze tipiche
La sera, Istanbul si trasforma.
I minareti puntano al cielo come candele accese, i palazzi si illuminano e l’acqua del Bosforo si fa specchio di tutto questo splendore.
Da Beşiktaş, quartiere dinamico e moderno della riva europea, partono molte crociere serali: piccole e grandi imbarcazioni che solcano lo stretto offrendo un punto di vista privilegiato sulla città.
Chi ci conosce sa che non amiamo esperienze troppo turistiche. Questa volta, però, invitati dal nostro operatore locale, siamo saliti su un battello per una crociera sul Bosforo con cena e danze tradizionali.
Il nostro battello salpa nei pressi del Parco di Abbasağa, non lontano dallo stadio del Beşiktaş.


Da lì, le luci della città iniziano a scorrere lentamente davanti agli occhi: il Palazzo Dolmabahçe, le ville ottomane in legno affacciate sull’acqua e le moschee che si specchiano sul mare.
Navigando verso nord si costeggia anche l’isolotto della Torre della Fanciulla, Kız Kulesi, antica torre d’avvistamento ottomana. Non l’originale, ma una ricostruzione realizzata con cura, un tempo utilizzata per controllare i passaggi marittimi.
Di notte è ancora più suggestiva.
Gli artisti ci hanno regalato momenti di cultura turca, dalla danza dei dervisci rotanti, ipnotica e quasi vertiginosa, alla sensuale danza del ventre, passando per altre danze popolari caratterizzate da movimenti vigorosi ed energici, accompagnate da suoni, canti, battiti di mani e ritmi coinvolgenti.
Durante la crociera sul Bosforo, l’attenzione cade anche sui maestosi ponti che collegano le due sponde di Istanbul, unendo Europa e Asia e diventando simboli moderni dell’eterna fusione tra Oriente e Occidente.
I ponti sul Bosforo
Il primo ponte che si incontra è il Ponte delle Vittime del 15 Luglio, in turco 15 Temmuz Şehitler Köprüsü, inaugurato nel 1973. Fu il primo collegamento tra le due sponde.
È caratterizzato da torri massicce e cavi d’acciaio ed è imponente, soprattutto di notte, quando viene illuminato.
Il Ponte Fatih Sultan Mehmet, il secondo ponte sul Bosforo, è stato inaugurato nel 1988. Più lungo e alto del primo, collega Hisarüstü e Kavacık ed è oggi un importante snodo per il traffico stradale.
Il battello naviga verso il secondo ponte, ma non lo raggiunge.
Per chi volesse fare una crociera diurna, esistono diversi operatori turistici. L’unico che raggiunge il secondo ponte è Turyol: i suoi battelli partono da Eminönü, vicino al Ponte di Galata, tutti i giorni e ogni ora dalle 11:00 alle 19:00, con scalo a Üsküdar.




La parte asiatica di Istanbul
La parte asiatica di Istanbul non è stata al centro del nostro itinerario, se non durante il trasferimento all’aeroporto di Sabiha Gökçen (SAW), utilizzato soprattutto per i voli interni.
Da lontano, però, non si può non notare la presenza imponente di una moderna torre dalle forme sinuose e illuminate, che svetta sulla collina dominante la zona.
Questa struttura, mix di tecnologia e design contemporaneo, ospita ristoranti e punti panoramici che offrono viste spettacolari sulla città e sul Bosforo.
È un interessante contrappunto alla storia millenaria della metropoli.
Dove dormire a Istanbul e come organizzare il viaggio
Per questa prima esperienza abbiamo scelto un hotel nella zona storica: il Radisson Hotel President Old Town Istanbul, hotel confortevole vicinissimo al Gran Bazar, con roof top attrezzato con piccola piscina e solarium e ristorante panoramico.
Per i consigli pratici sulla città, leggi anche l’articolo Consigli pratici per un viaggio in Turchia.
Istanbul è stata la prima tappa di un viaggio in Turchia di 9 giorni, organizzato in collaborazione con Anas Crecca Travel, operatore locale turco con sede a Istanbul.
L’Esperienza è stata assolutamente sopra le aspettative. Gurhan, il titolare, è una persona squisita e assieme abbiamo progettato le tappe del viaggio, il livello del servizio e degli hotel, le guide locali e gli spostamenti aerei.
Ci ha accolti all’arrivo in hotel e ci ha accompagnato per un tratto nella visita della città, offrendoci anche da bere. L’agenzia ha una grande esperienza, conosce bene il proprio territorio e sa consigliare al meglio secondo le esigenze del richiedente.
Davvero consigliatissima.









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