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3 giorni a Monaco: quando Monte Carlo era genovese

Siamo nel piccolo Principato di Monaco per 3 giorni, intenzionati a goderci il lifestyle monegasco, ma anche a saperne un po’ di più di questo fazzoletto di terra che accoglie personaggi del jet set internazionale.

Per le strade della città, le Birkin ti camminano accanto quasi come fossero oggetti prêt-à-porter qualsiasi. Peccato che stiamo parlando di borsette da diecimila euro in su.

Attorno a Place du Casino sfilano le supercar, lasciandosi ammirare nelle loro livree luccicanti; al porto sono ormeggiati yacht da milioni di dollari.

Se volessimo trovare una sola parola per descrivere tutto ciò sarebbe: lusso.

Ma non è sempre andata così.

Monte Carlo nasce infatti a metà Ottocento come risposta a una grave crisi economica del Principato di Monaco.

E dietro il lusso sfrenato che vediamo oggi c’è una storia molto più interessante, che comincia molto prima delle supercar e dei casinò.

3 giorni a Monaco: la storia del promontorio

Il sito che oggi chiamiamo Principato di Monaco era abitato già in epoca preistorica.

La sua posizione strategica, con un porto naturale e una rocca facilmente difendibile, non sfuggì ai Liguri, popolazione autoctona della zona, che qui si insediarono.

Più tardi furono i Focei, i coloni greci che fondarono anche Marsiglia, a stabilire qui uno scalo commerciale.

In epoca romana il luogo era conosciuto come Portus Herculis Monoeci, un piccolo porto lungo la rotta verso la Gallia.

Dopo la caduta dell’Impero Romano, la regione passò attraverso diverse dominazioni: Ostrogoti, Bizantini, Longobardi e poi Franchi. Subì anche le incursioni saracene attorno al IX e X secolo.

Nel 1191 l’imperatore Enrico VI concesse il territorio alla Repubblica di Genova, che nel 1215 vi costruì una fortezza.

Ed è qui che la storia di Monaco si intreccia profondamente con quella italiana.

Lungo il corso del Duecento, Genova, come molti comuni italiani, fu attraversata da lotte interne tra fazioni per il controllo della città.

Lo scontro si polarizzò tra i guelfi, filo-papali, tra cui le famiglie Grimaldi e Fieschi, e i ghibellini, filo-imperiali, tra cui Spinola e Doria.

Le fazioni si alternarono più volte al governo di Genova, anche attraverso colpi di mano.

Fu durante uno dei periodi di egemonia ghibellina, quando Spinola e Doria erano al potere a Genova negli anni ’90 del Duecento, che la fortezza di Monaco si trovò sotto il controllo diretto di guarnigioni ghibelline.

E fu allora che entrò in scena un Grimaldi destinato a diventare protagonista della storia di Monaco.

La conquista di Monaco del 1297

Il 19 gennaio 1297, Francesco Grimaldi, detto “il Malizia”, si presentò ai piedi della rocca travestito da monaco francescano, chiedendo ospitalità per la notte.

Una volta fatto entrare, insieme ai suoi uomini attaccò di sorpresa la guarnigione e conquistò la fortezza.

Da questo episodio nasce anche una parte dell’araldica del Principato: lo stemma dei Grimaldi raffigura ancora oggi due monaci armati di spada, proprio in memoria dello stratagemma.

Ma la presa del 1297 non fu stabile.

Francesco Grimaldi fu cacciato da Monaco nel 1301.

Fu Ranieri I, suo cugino, a riconquistare la rocca nello stesso anno per conto della famiglia.

Il vero fondatore della dinastia stabile fu però Ranieri II e, soprattutto, Carlo I Grimaldi, che nel 1331 acquisì anche Mentone e Roccabruna, ampliando il territorio.

Nel 1346 il possesso di Monaco fu riconosciuto ufficialmente ai Grimaldi.

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Araldica del principato di Monaco @Tryatrip 2026

La storia continua: dalla Rivoluzione alla crisi economica

Con la Rivoluzione francese, Monaco fu invasa e annessa alla Francia nel 1793.

La famiglia Grimaldi fu spogliata dei suoi possedimenti e il Principato cessò temporaneamente di esistere come Stato sovrano.

Solo con la Restaurazione Monaco fu ripristinato, questa volta sotto il protettorato del Regno di Sardegna, cioè dei Savoia, anziché della Francia.

Nella prima metà dell’Ottocento il malcontento a Mentone e Roccabruna, che erano le zone più ricche e popolose del Principato e vivevano soprattutto di agricoltura e coltivazione degli agrumi, aumentò a dismisura a causa della pressione fiscale imposta dai Grimaldi.

Nel 1848 Mentone e Roccabruna si ribellarono e si dichiararono città libere sotto protezione sarda, per poi essere cedute definitivamente alla Francia nel 1861.

Monaco si ritrovò così con un territorio minuscolo e senza quasi più risorse economiche.

Ed è proprio da questa crisi che nasce la Monte Carlo che conosciamo oggi.

La soluzione: il gioco d’azzardo

Per risollevare le finanze del Principato, la famiglia Grimaldi decise di puntare sul gioco d’azzardo, allora vietato in Francia.

Un primo tentativo di creare un casinò, negli anni Cinquanta dell’Ottocento, fallì soprattutto per la posizione scomoda e per la mancanza di collegamenti efficienti.

La svolta arrivò con François Blanc, un imprenditore già affermato nel settore, che aveva gestito con successo il casinò di Bad Homburg, in Germania.

Nel 1863 fondò la Société des Bains de Mer, la celebre SBM, con cui venne costruito un vero e proprio quartiere dedicato al lusso e al gioco.

Servivano però anche collegamenti migliori.

La ferrovia arrivò pochi anni dopo, nel 1868, e fu un fattore decisivo per il successo della nuova destinazione.

Il quartiere fu battezzato Monte-Carlo in onore del principe regnante dell’epoca, Carlo III di Monaco, sotto il cui governo, iniziato nel 1856, il progetto prese forma.

Il nome fu ufficializzato nel 1866.

Da quel momento Monte Carlo divenne rapidamente un polo di attrazione per l’aristocrazia e l’alta borghesia europea.

Il gioco d’azzardo trasformò radicalmente l’economia del Principato e contribuì a creare quel modello di ricchezza e prestigio che ancora oggi associamo a Monaco.

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Dea bendata della fortuna nella hall del Casinò di Monte Carlo @Tryatrip 2026

Montecarlo oggi: Il jet set e lo stile di vita

E oggi?

Oggi Monte Carlo è senza dubbio uno dei luoghi più esclusivi e riconoscibili al mondo.

Poco più di 2 km² concentrano boutique di lusso, hotel, ristoranti prestigiosi e naturalmente il celebre Carré d’Or, attorno al Casinò di Monte Carlo e all’Hôtel de Paris.

Grazie alla tassazione favorevole, un mix tra vecchia aristocrazia europea e nuovi ricchi internazionali ha scelto Monaco come residenza.

Tra questi ci sono soprattutto piloti, tennisti, imprenditori e personaggi dello spettacolo.

La presenza del jet set internazionale è funzionale al modello economico dello Stato: attira capitali, eventi e un turismo ad alta capacità di spesa che sostiene l’intera economia.

A Monaco si svolgono infatti eventi internazionali come:

  • il Gran Premio di Formula 1, a fine maggio, che trasforma letteralmente il porto e le strade cittadine in un circuito e attira VIP, sponsor e appassionati da tutto il mondo;
  • il Monte-Carlo Rolex Masters, ad aprile, torneo di tennis maschile sulla terra battuta, parte della serie ATP Masters 1000;
  • il Bal de la Rose, il Ballo della Rosa, a marzo, prestigioso evento benefico fondato nel 1954 dalla Principessa Grace di Monaco;
  • il Monaco Yacht Show, a settembre, appuntamento internazionale dedicato al mondo dei superyacht.

Cosa vedere a Monte Carlo: il cuore architettonico del Principato

Visitare Monte Carlo significa immergersi in un’atmosfera da sogno che può iniziare dal Carré d’Or, la zona che si sviluppa attorno a Place du Casino.

Qui si concentrano alcuni degli edifici simbolo della Belle Époque, tutti legati alla storia di François Blanc e della Société des Bains de Mer:

  • il Casino de Monte-Carlo;
  • l’Hôtel de Paris, storico albergo di lusso;
  • il Café de Paris, dove celebrità, monegaschi e visitatori amano sedersi ad ammirare il continuo viavai della piazza.

La piazza, rinnovata recentemente per restituirle la forma che aveva al momento della sua creazione, ospita ancora lo specchio di Anish Kapoor, scultore britannico di origine indiana, che riflette la bellezza dei palazzi circostanti.

Guardando il Casinò, sulla destra si trova One Monte-Carlo, un quartiere contemporaneo che racchiude, in pochi metri, alcuni dei più grandi nomi dell’alta moda e della gioielleria.

Qui si trova anche il Mada One, ristorante che ha reinventato la sosta snack in chiave chic.

Se pensate di voler mangiare qui, dovete assolutamente prenotare con largo anticipo.

Va bene che noi ci siamo stati ad agosto, ma un mese prima era già tutto sold-out.

Poco male.

Ci siamo consolati entrando all’Hôtel de Paris, che nella sua corte interna ospita la pasticceria del famoso Cédric Grolet.

Cedric Grolet all’Hotel de Paris

Se non lo conoscete, Cédric Grolet è il pasticcere diventato famoso anche per aver portato a livelli quasi scultorei la frutta realistica, conosciuta nella sua produzione come Fruits Sculptés.

Se siete, come mia figlia, vittime del marketing di TikTok, non potete non conoscerla.

Il trend ha spopolato tra i giovanissimi italiani nel 2026, anche grazie alla prima boutique italiana di Grolet aperta all’interno dell’Hotel Airelles Palladio sull’Isola della Giudecca, a Venezia.

Ne sono nate imitazioni di ogni tipo, più o meno curate, più o meno buone.

Ma quella di Cédric Grolet resta l’originale.

Cosa è la frutta realistica?

Si tratta di dolci monoporzione che nell’aspetto assomigliano a un frutto vero, ma sono in realtà elaboratissime imitazioni.

Un guscio sottilissimo di cioccolato bianco e glassa colorata riproduce la forma e i colori del frutto, mentre all’interno si trovano preparazioni che ne richiamano il gusto.

La prima creazione di Grolet come pasticcere esecutivo de Le Meurice, a Parigi, fu una ciliegia, nel lontano 2013.

Da allora Grolet ha ampliato la sua produzione fino a diventare una vera star internazionale, vincendo nel 2018 il titolo di miglior pasticcere del mondo.

La sua pasticceria nel patio dell’Hôtel de Paris Monte-Carlo è una meraviglia.

Lo spazio interno è organizzato con il banco, dove si può ordinare anche da asporto, una sala con tavoli riservata agli ospiti dell’hotel e il giardino esterno, accessibile a tutti.

Venendo qui non potevamo che assaggiare la frutta realistica.

Ne abbiamo prese tre varianti: limone, arachide e mango.

Ci sono piaciute tutte.

Il limone è profumato, leggermente aspro come il frutto naturale, con un retrogusto fresco.

Il mango è corposo, avvolgente, inebriante come solo i frutti tropicali sanno essere.

E l’arachide è, senza dubbio, la cosa più buona che abbiamo mai assaggiato.

Un frutto realistico monoporzione costa circa 18 euro.

E li vale fino in fondo.

Assolutamente consigliato, per il palato e per gli occhi, per la bellezza del posto e per quell’atmosfera lussuosa che ti accompagna per tutto il tempo.

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Ingresso da Cedric Grolet nel patio dell’Hotel de Paris @Tryatrip 2026
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Boutique di Cedric Grolet all’interno dell’Hotel-de-Paris a Monaco @Tryatrip 2026

Cosa vedere dentro al Casinò di Monte Carlo?

Il Casinò di Monte Carlo è visitabile con audioguida al mattino, quando le sale da gioco sono chiuse.

Quando entriamo nel Casinò si respira subito aria di altri tempi.

L’atrio, visitabile anche senza biglietto, fu costruito nel 1878.

L’opera si deve a Charles Garnier, l’architetto dell’Opéra di Parigi, che dietro al Casinò costruì anche l’Opéra de Monte-Carlo, un teatro in stile italiano accessibile dallo scalone d’onore.

L’atrio si sviluppa attorno a 28 colonne in stucco, eccetto una realizzata in marmo, che sostengono una galleria con balaustre.

Superata la biglietteria si entra nel Salone Rinascimentale, anticamera della famosa Sala Europa, tra le più antiche del Casinò e prima sala da gioco, inaugurata nel gennaio del 1865.

La sala è illuminata da otto lampadari in cristallo di Boemia, che pesano ben 150 chili ciascuno, mentre le pareti sono realizzate in foglia d’oro a 22 carati.

Una curiosità di questa sala sono gli œils-de-bœuf, letteralmente “occhi di bue”, visibili sulle pareti.

Si tratta di aperture che permettevano di controllare la sala da gioco senza essere visti.

Nelle sale che si susseguono, di cui non vogliamo svelarvi altro, si possono vedere diversi giochi: dalla classica roulette ai tavoli per il Texas Hold’em, la variante del poker più diffusa al mondo, fino alle slot machine, importate dall’America.

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Tettoia d’ingresso al Casinò di Monte-Carlo @Tryatrip 2026
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Visita al Casinò di Monte Carlo @Tryatrip 2026
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Dettaglio del tavolo da gioco al Casinò di Monte Carlo @Tryatrip 2026
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Vetrata storica con la data di fondazione -1889 – del Casinò di Monte Carlo @Tryatrip 2026

Chi erano le Cocotte

Curiosando tra le storie che aleggiano in queste sale ci si imbatte nella figura delle Cocotte.

Erano donne che frequentavano uomini ricchi e potenti e che facevano parlare molto di sé per la vita disinvolta e per i doni ricevuti da uomini facoltosi e persino da teste coronate.

Nella Sala Bianca c’è un dipinto di Paul Gervais che ne ritrae tre tra le più famose: Émilienne d’Alençon, Liane de Pougy e soprattutto La Bella Otero.

L’esuberante Carolina Otero, spagnola di nascita, fece girare la testa al principe Alberto I di Monaco, al re d’Inghilterra Edoardo VII, a quello del Belgio Leopoldo II, all’imperatore giapponese e anche al celebre scrittore Gabriele D’Annunzio.

Fu stella delle Folies Bergère a Parigi e conquistò perfino gli Stati Uniti grazie a una trionfale tournée nel 1890.

Accumulo una fortuna.

Ma, ahimè, aveva il vizio del gioco.

Morì nel 1965 in uno stato di estrema povertà, nella casa di Nizza che la Société des Bains de Mer monegasca pagò per lei.

Una storia quasi paradossale, se si pensa che proprio il gioco aveva contribuito alla sua fortuna.

La Rocca di Monaco: Palazzo dei Principi e Grace Kelly

Tra le cose da vedere durante 3 giorni a Monaco, la zona più turistica di tutto il Principato è sicuramente La Rocca, o Monaco-Ville.

Qui il glamour di Monte Carlo lascia un po’ spazio alla folla che si accalca per vedere il cambio della guardia davanti al Palazzo dei Principi, oppure si mette in coda per visitare il palazzo e l’Istituto Oceanografico.

Sono probabilmente dei must-see anche per i turisti mordi e fuggi che visitano il Principato in giornata.

Noi siamo entrati a Palazzo, muniti di audioguida.

Devo dire però che la cosa che ci ha colpiti di più è stata la mostra temporanea allestita nelle sue sale, peraltro piuttosto spoglie, dedicata al matrimonio reale tra il principe Ranieri III di Monaco e Grace Kelly, la giovane diva di Hollywood, nell’aprile del 1956.

Fu un matrimonio che scatenò la stampa e l’opinione pubblica di tutto il mondo.

Circa 30 milioni di spettatori assistettero al matrimonio, prima civile e poi religioso, della coppia nella cattedrale di San Nicola.

Per chi ama rivedere vecchie immagini, RaiPlay conserva filmati originali che raccontano l’evento.

Grace Kelly morì in un tragico incidente il 13 settembre 1982, sulla strada in direzione di La Turbie-Cap-d’Ail, mentre era alla guida della sua auto in compagnia della figlia Stéphanie, che si salvò.

La tomba di Grace Kelly è visitabile all’interno della Cattedrale dell’Immacolata Concezione, conosciuta anche come Cattedrale di Monaco, ai lati dell’altare, vicino a quella del marito Ranieri III, morto nel 2005.

L’epigrafe riporta il nome di battesimo Grace Patricia.

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Palazzo dei principi di Monaco – interni @Tryatrip 2026

Cosa vedere all’Istituto Oceanografico di Monaco

Cos’è davvero l’Istituto Oceanografico di Monaco?

Di certo non è semplicemente un acquario dove vedere da vicino ecosistemi marini provenienti da tutto il mondo.

Di acquari, francamente, ce ne sono di molto più belli.

Il suo grande valore sta piuttosto nel lavoro svolto, fin dalla sua nascita, per promuovere programmi di sensibilizzazione sulla salvaguardia degli ecosistemi marini.

L’Istituto trova le sue origini nella grande passione di Alberto I di Monaco per lo studio degli oceani.

Per questo nel 1889 il principe fece costruire un museo del mare che divenne, nel 1906, l’Istituzione oceanografica che conosciamo oggi.

Nelle sale del piano superiore si trovano ancora oggi strumenti e tecniche utilizzate negli anni per lo studio dei fondali, piccoli giochi interattivi per comprenderne il funzionamento e scheletri enormi di cetacei.

La visita, però, non ci ha lasciati del tutto soddisfatti.

Troppa gente, quasi da non riuscire a camminare tra le vasche, e poca pulizia nei bagni.

Forse merita di essere visitato in un momento meno affollato.

Larvotto e la passeggiata verso Mareterra

Se Monte Carlo è il volto più elegante e sfacciato del Principato, Larvotto ha un’atmosfera decisamente più rilassata.

Il quartiere si sviluppa lungo il mare, con la spiaggia, la passeggiata e una serie di spazi contemporanei che negli ultimi anni hanno trasformato questo angolo di Monaco.

Qui si trova anche il Giardino Giapponese, una piccola oasi di tranquillità dove laghetti, rocce, ponticelli e vegetazione accuratamente disposta seguono i principi della tradizione giapponese. L’ingresso è gratuito, ed è proprio davanti al Grimaldi Forum, uno spazio espositivo per mostre e convegni.

È sorprendente trovarlo proprio qui, a pochi passi dagli hotel di lusso, dalle boutique e dal continuo viavai delle supercar.

Ma la cosa che vi consigliamo di fare è una passeggiata lungo la Promenade Prince Jacques, da Larvotto verso Mareterra.

Noi l’abbiamo percorsa dopo cena: è davvero piacevole camminare, anche con i tacchi, sul lungomare, con musica di sootofndo e le luci della città a fare da scenografia. Ad un certo punto, si può vedere un grande cerchio di vetro colorato, incastonato nella parete che fa da parapetto.

Da fuori non si capisce assolutamente cosa sia.

E, inevitabilmente, ci siamo chiesti: “Ma cosa ci sarà lì dentro?”

La curiosità ci ha fatto fermare.

E abbiamo scoperto che c’è uno spazio di meditazione, un’installazione immersiva progettata dall’artista vietnamita Tia-Thuy Nguyen.

Una volta entrati, ci si trova in un piccolo ambiente raccolto, avvolto da cristalli dalle tonalità rosa e da giochi di luce che cambiano con il passare delle ore.

L’idea è quella di creare un luogo dedicato alla calma, alla contemplazione e all’introspezione.

Proseguendo lungo la passeggiata si arriva a Mareterra, il nuovo quartiere costruito sul Mediterraneo, dove l’architettura contemporanea cambia completamente il volto di questa parte del Principato.

È una Monaco molto diversa da quella del Casinò e della Belle Époque, ma forse proprio per questo interessante.

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Promenade Prince-Jacques tra Lavrotto e Mareterra, nel Principato di Monaco @Tryatrip 2026
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Vista del quartiere Lavrotto nel Principato di Monaco di sera @Tryatrip 2026

Dove cenare a Monaco

A Monaco l’offerta enogastronomica è di altissimo livello, perfettamente in tono con il resto del contesto cittadino.

Nel scegliere dove mangiare non abbiamo voluto lasciarci sfuggire l’esperienza al leggendario Café de Paris.

Forse un po’ turistico, ma certamente una tappa iconica per chi mette piede nel Principato.

La luce del crepuscolo ci ha accolti quando siamo saliti sulla terrazza che affaccia direttamente sulla piazza, dove ci avevano riservato il tavolo per la nostra serata familiare.

La cucina non è affatto male.

Lo champagne nemmeno.

Ma quello che non dimenticheremo è soprattutto l’atmosfera, pazzescamente glamour, che ci ha accompagnati per l’intera serata.

Per la sera successiva ci siamo allontanati un po’ da Monte Carlo per dirigerci verso il quartiere Larvotto.

Qui si trova il famoso ristorante Maya Bay Monaco, dal 2006 riferimento in città per la cucina fusion giapponese e thailandese.

Il locale si trova al piano terra di un palazzo di Avenue Princesse Grace.

All’ingresso il sushi bar espone bei tranci di pesce fresco, pronti per diventare sushi o sashimi.

Ci si può accomodare al banco oppure addentrarsi nelle varie sale che compongono il locale.

Il ristorante promette un viaggio sensoriale e mantiene tutte le aspettative.

Ci siamo sentiti davvero coccolati e abbiamo goduto di piatti impeccabili nelle presentazioni e strepitosi nei sapori.

Una nota, forse non del tutto piacevole, è stata la mancia preimpostata al 35% sul POS.

Siamo soliti lasciare mance se il servizio lo merita, ma avremmo gradito poter decidere in libertà, senza dover negare quanto preimpostato, che effettivamente ci sembrava eccessivo.

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Cena con vista al Café de Paris – Monte Carlo @Tryatrip 2026

Dove dormire a Monaco: vivere il Principato anche di sera

Se state organizzando 3 giorni a Monaco, il mio consiglio è di non limitarvi a una visita in giornata.

Vale la pena dormire nel Principato, anche se naturalmente il costo degli hotel è in linea con tutto il resto.

Il motivo è semplice: Monaco cambia completamente quando arriva la sera.

Quando i turisti della giornata cominciano a lasciare il Principato, le strade si fanno più tranquille, le luci accendono le facciate dei palazzi della Belle Époque, le terrazze dei ristoranti si riempiono e il porto si illumina.

È allora che si può assaporare davvero quell’atmosfera particolare che ha reso Monaco una delle destinazioni più esclusive d’Europa.

Gli hotel di lusso di Monaco

L’offerta alberghiera del Principato è perfettamente coerente con la sua vocazione al lusso.

Ci sono hotel storici che sono diventati vere e proprie icone, grandi alberghi affacciati sul Mediterraneo, strutture contemporanee e indirizzi dove l’hotel è già, di per sé, parte dell’esperienza.

Dormire a Monaco significa anche questo: non dover rientrare in Costa Azzurra dopo cena, ma poter passeggiare tra Monte Carlo, il porto e la Rocca quando la città assume un volto diverso.

Noi abbiamo scelto il Fairmont Monte Carlo, un hotel che ha una storia particolare.

Prima di diventare Fairmont era il Loews Monte-Carlo, storico albergo del Principato, e sorge proprio nel punto in cui un tempo si trovava la vecchia stazione ferroviaria.

Ma per gli appassionati di Formula 1 c’è un motivo ancora più particolare per soggiornarvi.

L’ingresso dell’hotel si trova su una curva a gomito, ma non è una curva qualsiasi.

È una delle curve più amate dagli appassionati della Formula 1 e, anche quando non c’è il Gran Premio, è uno dei punti della città dove moltissimi turisti si fermano.

Ogni giorno decine di persone si siedono sul muretto, proprio lì dove durante il Gran Premio passano le monoposto, aspettando che arrivi qualche supercar.

E non è raro vedere qualcuno calpestare i famosi cordoli bianchi e rossi e portarsi a casa una fotografia da circuito di Formula 1.

È una scena molto monegasca, che rende bene l’idea dell’iconicità di questo luogo.

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Fairmont Hotel visto da Mareterra @Tryatrip 2026

Dormire al Fairmont Monte Carlo

Il Fairmont è un grande hotel, con centinaia di camere, tutte molto confortevoli.

Alcune si affacciano verso i giardini interni, più tranquille e raccolte; altre hanno invece una vista spettacolare sul Mediterraneo, proprio davanti a Mareterra, il nuovo quartiere costruito sul mare.

Noi abbiamo apprezzato particolarmente questo rapporto con l’esterno: da una parte il mare, dall’altra la città.

Ma il momento che abbiamo preferito è stato probabilmente la colazione.

Il buffet, ricchissimo, viene servito sulla terrazza del settimo piano, presso il ristorante Amù.

Iniziare la giornata con una colazione così, all’aperto, con il mare davanti e Monaco che comincia lentamente a muoversi, è difficile da battere.

Non riesco davvero a immaginare nulla di più piacevole per iniziare una giornata nel Principato.

Il Fairmont dispone poi di altri due ristoranti.

Una sera abbiamo cenato al Lobby Lounge, dove abbiamo avuto il piacere di mangiare dell’ottimo pesce con vista sul mare, accompagnati da musica soffusa.

È stato uno di quei momenti in cui non hai bisogno di andare da nessuna parte: sei già esattamente dove vorresti essere.

E un pomeriggio, al rientro dai nostri giri, ci siamo seduti qui semplicemente per un cocktail, scegliendo dalla fornitissima lista del bar.

Perché anche questo, secondo noi, fa parte dell’esperienza di dormire a Monaco: concedersi il lusso di non avere sempre qualcosa da fare.

C’è poi il rinomato Nobu Fairmont Monte Carlo, ristorante che propone una cucina fusion tra tradizione giapponese e influenze dell’America Latina.

Questo, però, non lo abbiamo provato.

Sarà per un’altra volta.

E forse è proprio questo il bello di Monaco: anche dopo tre giorni, qualche buon motivo per tornare riesci sempre a trovarlo.

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Commenti

8 risposte a “3 giorni a Monaco: quando Monte Carlo era genovese”

  1. Ho letto l’articolo e l’ho trovato davvero piacevole e interessante. Mi è piaciuto soprattutto il modo in cui viene raccontata Monaco, non limitandosi ai luoghi più conosciuti ma inserendo anche curiosità e riferimenti storici che aiutano a vedere il Principato con occhi diversi.
    L’idea di organizzare il viaggio in tre giorni è poi molto utile per avere una traccia da seguire senza rischiare di perdersi le cose più interessanti.

  2. Pensa che il nostro primo weekend insieme da fidanzati l’abbiamo passato proprio a Monaco per il mio compleanno speriamo di tornare presto con le bambine ristoranti di alto livello

  3. ci sono stata tantissimi anni fa, ho un ricordo vago.. mi piacerebbe rifare una visita e passeggiare per Monte Carlo!

  4. Ammetto di aver visto solo il casinò (e le vetrine dei negozi di lusso), per cui ho letto questo articolo con molto interesse perché rende l’idea di un weekend a Monaco una cosa fattibile. Pensa che tu hai scritto della gente che va in giro con le Birkin e io per qualche motivo avevo immaginato le Birkenstock, quindi ho pensato: “Bene, mi sentirei a mio agio!” Ma forse no 😉
    Dell’Istituto Oceanografico di Monaco ho letto cose molto interessanti per cui potrei benissimo organizzarmi per un weekend, anche perché il soggiorno al Fairmont sembra davvero spettacolare!

  5. Sono stata al Principato di Monaco qualche anno fa per una piacevole giornata: ho visto la parte alta tralasciando il mondo ricco e opulento di Montecarlo. Ho apprezzato moltissimo il cambio della guardia e il Museo Oceanografico. Ci tornerei? Assolutamente sì!

  6. Anni fa avevo l’abitudine di fermarmi spesso a Monaco mentre andavo o tornavo dalla Provenza ma poi, con il tempo, le ho preferito altre tappe meno affollate.
    Forse dovrei darle una nuova chance e vedere quanto è cambiata nel tempo, fermo restando che la foto sul curvone mi tocca farla di default perché il marito lo impone!😂

  7. Ci sono stata di passaggio anni fa e devo dire che l’ostentazione del lusso che vi si respira non mi ha entusiasmato. È stato interessante che la dinastia Grimaldi ha una storia così lunga.

  8. Conosco Monaco molto bene perché da giovane era il mio luogo di fuga preferito ma non ne conoscevo bene tutta la storia, Montecarlo è suntuoso, lussuoso, sede di banche e interessi mondiali ma ha anche angolini più tranquilli e vivibili per tutti

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