Verso l’oro di Jaisalmer


Da Bikaner a Jaisalmer ci sono più di 350 km di strada, non esattamente percorribile ad alta velocità. Il vantaggio dell’andare lento è nella possibilità di attraversare villaggi rurali, che offrono uno sguardo autentico sulla vita quotidiana delle comunità locali.

Capita così di vedere, ai bordi delle strade, baracche allineate che vendono frutta e verdura e specialità locali cotte sul momento, oppure offrono servizi essenziali come il taglio dei capelli e il meccanico. Lo spazio delle attività è la strada e oltre all’essenziale non c’è niente.

Il barbiere non è altro che una sedia con di fronte uno specchietto appeso ad uno spago; il meccanico è un qualche attrezzo e molte persone tutte attorno tra gomme di ricambio, moto e vacche.


Il nostro autista ferma la macchina accanto ad una costruzione: un massetto in cemento e 3 muri a definire lo spazio dove si cucina in calderoni posati per terra, un impasto giallo. In uno spazio attiguo c’è un banco con una vetrina dove sono impilati i “pedha“.
Sono dolcetti tradizionali con una base di zucchero e latte, arricchita con aromi naturali come zafferano e cardamomo e con pistacchio o altri tipi di semi. Gli ingredienti sono mescolati con lunghe pale e cotti dentro i calderoni e messi in stampi a formare piccoli panetti che sembrano pepite. L’uomo dei pedha prende alcuni pezzi dalla vetrina e ce li passa sopra un piattino di carta. Sono morbidi e gustosi, tanto dolci da saziarci subito.

Dolci della tradizione indiana noti con il nome di pedha - @Tryatrip 2023
Dolci della tradizione indiana noti con il nome di pedha – @Tryatrip 2023


Perseguendo nel viaggio raggiungiamo la cittadina di Phalodi, dove conosciamo un uomo gentile che ci apre la sua casa museo. Anche qui a Phalodi, come in molte località lungo questa rotta verso il deserto, erano state costruite diverse haveli ma, abbandonate al loro destino, sono cadute nelle grinfie del tempo e dei saccheggiatori. Sanjay, questo il nome dell’uomo gentile, ha recuperato molti reperti trovati nelle haveli e li espone nella sua casa museo. Davvero strani alcuni lucchetti con sistemi di apertura talmente complessi da mettere alla prova anche le menti più acute e simpaticissima la stanza nascosta che custodisce un’incerabile collezione di schiaccianoci.

Cercate Kanooga Handicrafts e troverete Sanjay.

Lo stesso Sanjay ci ha aperto la porta del piccolo tempio giainista dedicato a Parshvanath, il ventitreesimo profeta del giainismo, una delle figure spirituali che, secondo questo credo ha insegnato la via della liberazione dal ciclo delle vite continue (il saṃsāra) e dal karman, elementi che per il loro perpetuo ripetersi diventano una condizione di sofferenza.

Saliamo una scala ripida e stretta e ci si apre davanti una sala ricoperta di specchi colorati dalla volta alle colonne. È semplice ma armoniosa, ha la capacità di infondere serenità.

È di nuovo ora di risalire in macchina ma prima della destinazione finale facciamo un’altra sosta a Ramdevra, un villaggio a una decina di chilometri da Pokhran dove ogni anno, tra agosto e settembre, si tiene un festival attorno al tempio di Ramdev Pir, che attrae devoti da ogni parte del paese. Il tratto distintivo del tempio di Baba Ramdev (o Ramdeora) è la sua natura inclusiva: accorrono qui fedeli di ogni religione, tanto gli indù quanto i musulmani lo venerano perché la sua vita dedicata all’umanità intera.

Le transenne che disegnano il percorso per accedere danno l’idea di quante persone giungono qui nel periodo di festa. È un tempio grande, colorato di bandiere e di fiori che i devoti lasciano in offerte come anche i semi di makhana, una pianta che cresce in India, i cui semi assomigliano a delle palline bianche.

L’atmosfera del tempio è vivace: c’è musica e ogni decorazione ha colori accesi. La fede qui è una festa.

Tempio Giainista a Palhodi - Rajasthan @Tryatrip 2023
Tempio Giainista a Palhodi – Rajasthan @Tryatrip 2023
Accesso al tempio di Ramdevra vicino a Pokhran - @Tryatrip 2023
Accesso al tempio di Ramdevra vicino a Pokhran – @Tryatrip 2023

Il nostro percorso a tappe arriva infine a destinazione: raggiungiamo la splendida città di sabbia di Jaislamer conosciuta come città d’oro per il suo colore dominante. Sembra ergersi dal vicino deserto del Thar e culminare nella sua fortezza imponente che domina il panorama tutto attorno. Dentro la fortezza vivono e lavorano ancora oltre cinquemila famiglie, dislocate in un dedalo di viuzze tra antiche haveli, templi e palazzi. Il tempio giainista Chandraprabhu è uno dei più estesi ed è caratterizzato da straordinarie cupole chiamate sikhara che sembrano quei decori che si riescono a fare lasciando colare la sabbia bagnata dal pungo chiuso. A questo tempio ne sono collegati altri sei tramite intricati corridoi.

Il forte costruito nel 1156 dal regnante Rajput Rawal Jaisal, ha al suo interno il palazzo reale (Raj Mahal) dimora dei membri della famiglia reale (visitabile a pagamento). Il palazzo è alto sette piani ed è un composto di tante stanze interconnesse che espongono reperti vari.
Il palazzo subì molti danni durante il terremoto del 2009 ma grazie ad un progetto di cooperazione internazionale, guidato dal ministero olandese degli Affari esteri e dell’Istruzione, della Cultura e della Scienza, è stato ristrutturato. Nel 2013 è stato dichiarato patrimonio UNESCO.

Per tornare nella parte bassa del forte sperimentiamo il tuc-tuc, e tra il rumore assordante e il suo andare a zig zag ci ritroviamo nei pressi della Patwon Ki Haveli: un haveli fatta di cinque palazzi riccamente decorati ad intaglio. Di esemplare bellezza sono i suoi balconi (jarokha): sembrano dei pizzi. La prima casa è Kothari’s Patwa Haveli, costruita nel 1805, fatta costruire dal ricco mercante Patwa, che a seguire ordinò anche la costruzione delle abitazioni per ognuno dei suoi cinque figli.

Ma Jaisalmer non si esaurisce con la sua fortezza. È bello anche approcciarsi alle acque tranquille del lago Gadisar, un lago artificiale circondato da templi e ghats o spingersi fino alle dune sabbiose del deserto del Thar, a circa una quarantina di chilometri dalla città. La zona è piuttosto affollata di locali che offrono con insistenza servizi turisti come passeggiate a dorso di cammello o giri in jeep sulla sabbia. Dicono che sia bello ammirare il tramonto sulle dune ma non abbiamo testimonianze personali da darvi perché quando siamo arrivati noi ha iniziato a piovere: la pioggia nel deserto non ci era ancora capitata e anche questa è un’esperienza da ricordare.

Il lago artificiale Gadisar, circondato da templi e ghats - @Tryatrip 2023
Il lago artificiale Gadisar, circondato da templi e ghats – @Tryatrip 2023
Deserto del Thar (visto con la pioggia) - @Tryatrip 2023
Deserto del Thar (visto con la pioggia) – @Tryatrip 2023

Il deserto del Thar segna il confine naturale dell’India con il Pakistan. Tra i due paesi i rapporti non sono esattamente amichevoli tant’è che nelle vicinanze della città si estende una grande base dell’esercito e dell’aviazione indiana. Per chi è appassionato di storia o vuole saperne di più sui conflitti tra i due paesi, può visitare il Museo della Guerra.

Ad arricchire ulteriormente la nostra esperienza a Jaisalmer ha contributo la scelta dell’hotel in cui pernottare. Un po’ fuori città ma immerso nella magia del deserto, il Suryagarh è uno degli alberghi più belli in cui siamo stati da quando viaggiamo.

Superlativo in ogni aspetto: dall’accoglienza del primo momento a quella nelle stanze con tanto di pergamena personalizzata e dolcetti deliziosi. L’architettura dell’hotel richiama gli elementi tipici del Rajasthan: ampi corridoi si affacciano sulla corte interna protetti da pareti traforate per vedere senza essere visti; una splendida piscina coperta riserva piacevoli momenti di relax, una meraviglia ovunque si volga lo sguardo, il modo migliore per chiudere le giornate di visita.

Hotel Suryagarh a Jaisalmer - India @Tryatrip 2023
Hotel Suryagarh a Jaisalmer – @Tryatrip 2023
Piscina Hotel Suryagarh a Jaisalmer - @Tryatrip 2023
Piscina Hotel Suryagarh a Jaisalmer – @Tryatrip 2023

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