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Di vento e polvere

Costruzioni berbere di argilla rossa

[Tripper: Paola]
ENMovimento lentoAit Ben Haddou

Tutto intorno il deserto, qualche asino, qualche dromedario, qualche spazio verde strappato alla polvere, coltivato, con la fatica delle mani e della schiena, dai Berberi che abitano da sempre questa terra.
Si arriva ad Ait Ben Haddou con un viaggio di 30 chilometri da Ouarzazate, un viaggio nel quasi-nulla che a destinazione regala suggestioni antiche.

Ait Ben Haddou - guado

Ait Ben Haddou - guado

Ksar in lontananza

Ksar in lontananza


Capire l’origine del nome può aiutare nel faticoso tentativo di memorizzarlo. Ait è una parola berbera che significa “figli (di)” e in questo caso viene utilizzata per indicare la tribù che anticamente abitava questa fortezza. Il nome è quindi già un simbolo perché questa è terra di berberi. Sono loro la popolazione autoctona di questi territori del Maghreb, che pur avendo visto alternarsi invasioni romane, barbariche, arabe, conservano con orgoglio uno spirito indipendente.

Il villaggio fortificato, chiamato comunemente ksar da non confondere con la kasbah che è invece una casa familiare singola, sorge sopra una collina sulla riva destra del fiume Mellah (Wadi Mellah).
Si fa quasi fatica a vederlo, tanto è integrato nello scenario circostante: sabbia su sabbia in un continuum che ha del sorprendente. Le case, le mura, tutto dentro lo Ksar è fatto di argilla rossa e resiste orgoglioso, fin dall’undicesimo secolo, quando offriva ristoro alle carovane che dal deserto del Sahara partivano alla volta di Marrakech.
Ancora oggi per ristrutturare i vari cedimenti, si procede nel rispetto della tradizione, confezionando i mattoni con argilla impastata di ciottoli e paglia, messa ad essiccare in forme rettangolari.

Per raggiungere lo Ksar dalla città nuova si può guadare facilmente il fiume, che in estate ha una portata minima, o in alternativa si può usare il ponte che fu costruito solo nel 2014 a seguito di un’alluvione che aveva isolato la fortezza per diversi giorni.
Lo Ksar è ancora abitato da una decina di nuclei familiari, ma la maggior parte dei locali è diventata negozio di souvenir per i tantissimi turisti che arrivano fin qui.
Foulard dai colori sgargianti tinteggiano le pareti rossastre dei vicoli. Sono utilissimi per ripararsi la testa e la bocca dalla polvere del deserto. Ovunque potrete anche comprare il Tajine, la tradizionale pentola in terracotta col coperchio a cono, che regala alle pietanze un plus di gusto grazie al vapore che, condensandosi nel cono, restituisce umidità al piatto.
Perdetevi nei vicoli e arrampicatevi fino in cima alla collina, dove troneggia un vecchio deposito di grano. Il vento spettinerà i vostri capelli ma la vista ripagherà dello sforzo. Sembra esserci il nulla, ma è l’essenza di questa terra.

Non a caso, Ait Ben Haddou è stata scelta spesso come scena di tanti film hollywoodiani, non a caso è patrimonio UNESCO dal 1987. Qui tutto è suggestione: un confronto costante tra uomo e ambiente, tra uomo e uomo.
Lasciatevi ammaliare e trascinare dai pensieri che affolleranno la vostra mente.
Buon viaggio.

Ksar in lontananza

Foulard

Mattoni di argilla

Mattoni di argilla