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Non chiamatele antichità

Notte reale, tra musica e bellezza

[Tripper: Paola]
ENTorino è casa miaTorino, Piemonte

Quando ci si approccia ad un serata senza troppa convinzione, guidati dall’idea sbagliata di quello che l’esperienza ha in serbo per noi, la meraviglia sa colpire nel pieno della sua forza.
Siamo di fronte al palazzo reale di Torino, una meta familiare che fa parte del nostro panorama quotidiano, ma questa volta siamo in procinto di accedere alla serata evento organizzata da Club Silencio, la cui mission è proprio quella di sensibilizzare la popolazione alla bellezza e al patrimonio culturale del territorio italiano.

Teatro romano

Teatro romano

Palazzo reale

Palazzo reale


Entriamo accompagnati da Enrico Zanellati, guida per Somewhere Tour profondo conoscitore della storia e dell’arte, nonché responsabile delle relazioni esterne per l’Accademia Albertina.
E sta tutta qui la differenza tra una visita in autonomia, se pur documentata a priori, e una visita guidata da un regista che si fa cantastorie.
La rinnovata bellezza del luogo, con il completamento del restauro delle seicentesca fontana delle Nereidi e dei Tritoni, l’illuminazione architettata ad hoc per enfatizzare senza disturbare, il ripristino dell’area archeologica del Teatro romano e dei sotterranei del museo delle Antichità, basterebbero a dar valore all’esperienza di visita.
Quando però le parole accompagnano la vista e aiutano a focalizzare l’attenzione sui particolari, riescono ad animare quel che appare morto e l’esperienza supera se stessa, si arricchisce di significati e inietta in circolo un sentimento di orgoglio verso il patrimonio culturale del nostro paese, che è proprio ciò che andrebbe inseguito con costanza.
Ma non chiamatele antichità: qui il passato consegna al presente i suoi incredibili racconti, in un continuum narrativo che non può relegare nulla ad un concetto di remoto, accaduto e finito per sempre.
Strati di storia si sovrappongono in costruzioni intrecciate, nate le une dentro e sopra le altre, una mistura architettonica che descrive i fasti di ogni tempo. Seduti sui gradoni della cavea del teatro romano, Enrico ci invita ad immaginare la popolazione romana di duemila anni fa, recarsi in questo luogo per godere dello spettacolo, per discutere di politica, arte e scienza. La fantasia ci spinge oltre, proiettandoci in un futuro dove i moderni di quei tempi reiterano il gesto pensando al nostro tempo.

Eleggiamo a simbolo di questo continuo andare e tornare del tempo il grande masso di marmo nero posto nel giardino. La grande pietra all’apparenza insignificante, si riempie di senso quando il cantastorie Enrico la rende attrattiva per lo sguardo.
Come nel seicento Guarino Guarini si fornì alla cava di Frabosa Soprana per i materiali della cappella della sindone, dopo l’incendio dell’aprile 1997 è stato necessario riaprire la cava, ormai abbandonata, per recuperare i materiali per il restauro.
In questo racconto c’è il nostro invito, senza indugi, a riprendere possesso di questi spazi riconsegnati alla cittadinanza, e a farlo col vivo racconto di un abile cantastorie.

Palazzo reale

Giardini reali

Fontana delle Nereidi e dei Tritoni

Fontana delle Nereidi e dei Tritoni


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